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Il paradigma liminale
tra viaggio, rivelazione e rinascita:
applicazione teorico-critica a figure del canone letterario in prospettiva diacronica: Ulisse nell'Odissea di Omero, Enea nell'Eneide di Publio Virgilio Marone e l'Innominato nei Promessi Sposi in Alessandro Manzoni
Relatore:
Prof. Francesco Paolo Bianchi
Candidato:
Micol Albertoli
Anno Accademico 2025 / 2026
DIPARTIMENTO DI SCIENZE UMANE E DELL'INNOVAZIONE PER IL TERRITORIO (DISUIT)
Laurea magistrale in linguaggi e competenze per la formazione (LM 15)
R.R.A mia Figlia Sophia, che
pur nella sua ancora giovane età
sta dando senso compiuto al proprio Nome
SOMMARIO
.................................................................................................................................. 2
ABSTRACT.................................................................................................................. 3
INTRODUZIONE.......................................................................................................... 4
§ Metodologia.................................................................................................. 4
§ Terminologia utilizzata nel lavoro.................................................................... 5
IPOTESI...................................................................................................................... 9
§ Limes e Limen come confine, limite e passaggio, cambiamento......................... 9
TESI.......................................................................................................................... 10
§ Il concetto di liminalità, come è stato ampliamente affrontato........................ 10
Un'annotazione un po' bizzarra sul concetto di Limen............................................. 30
§ Entriamo nel discorso diacronico specifico dei personaggi.............................. 32
§ Soffrono, sono soli, e devono prendere decisioni difficili................................. 33
ULISSE O ODISSEO................................................................................................. 34
§ Il Limen come passaggio mentale e trasformativo – La visione epica greca....... 34
ENEA.................................................................................................................... 38
§ Il Limen da profugo a fondatore – La visione di epoca imperiale romana.......... 38
L'INNOMINATO..................................................................................................... 52
§ La doppia predestinazione - La visione liminale di epoca moderna................... 52
CONCLUSIONI........................................................................................................... 71
BIBLIOGRAFIA........................................................................................................... 72
SITOGRAFIA.............................................................................................................. 75
ICONOGRAFIA........................................................................................................... 78
ABSTRACT
Queta Tesi si propone di esaminare il concetto polisemico[1] di limen (soglia), un termine che trascende la mera definizione spaziale di confine (limes) per incarnare un'area cruciale di transizione e indiscernibilità tra aree di Stati e Nazioni, di idee, di stadi psicologici e realtà.
Partendo dalle sue radici cananee, greche e latine, si analizzano le sue definizioni filosofiche da Eraclito a Socrate; da Platone, Plotino a Kant e Heidegger; da Marx a Croce; letterarie, come margine testuale per una precisa contestualizzazione e metatestuale per articolare un dialogo con il testo di riferimento, stabilendo un rapporto di intertestualità nell'ambito di riferimenti tra autori diversi; artistiche, come interpretazioni a valore storico, culturale, simbolico, sociale oltre che estetico; antropologiche, come i riti di passaggio.
La soglia non è solo un limite negativo da superare, ma un tertium datur, una zona neutra di sospensione dove le identità si dissolvono e si rigenerano, un luogo di crisi e potenziale rinnovamento esistenziale, una "terra di nessuno" dove l'individuo sperimenta autenticità e può ritrovare un nuovo senso, offrendo – se analizziamo in visione diacronica – una prospettiva innovativa sulla concezione dello spazio e dell'infinito. Così come esemplificato in Ulisse, in Enea e nell'Innominato.
INTRODUZIONE
§ Metodologia
In questo lavoro ci si è concentrati nel tentativo di giustificare passo per passo i contenuti con citazioni bibliografiche o sitografiche o iconografiche, dopo lettura, analisi e interpretazione delle fonti.
Uno dei criteri maggiormente utilizzati è la interdisciplinarità tra letteratura latina e italiana, storia, filosofia, sociologia, pedagogia ed arte.
Per un migliore inquadramento diacronico, si riportano anche Autori, Teorie e fatti fuori dai tempi propri delle tre figure letterarie in esame. Ancora in questa prospettiva è anche l'attenzione contestualizzante per le date di nascita e morte dei diversi Autori citati.
Laddove non figurino puntuali riferimenti, significa che il pensiero espresso è di elaborazione intellettuale personale, frutto anche del lavoro critico sopra riferito.
§ Terminologia utilizzata nel lavoro
- Diacronia[2] è l'approccio che studia i fenomeni specialmente linguistici, ma per estensione e per quanto qui ci riguarda, anche storici, sociologici e culturali, nella loro evoluzione e mutamento nel corso del tempo, osservando la loro successione e le trasformazioni, in opposizione alla sincronia, che li analizza in un momento specifico e statico.
In pratica, mentre la sincronia è una "fotografia", la diacronia è un "film", seguendo il divenire, il cambiamento e le relazioni tra fasi successive.
In questo divenire la storia, la sociologia e la cultura incontrano continuamente il loro limen, di cui argomentiamo più sotto. Pur rimanendo nei limiti detti, il concetto viene visto ed espresso con modalità diverse a seconda del pensiero filosofico di diversi pensatori e artisti, scelti perché considerati di particolare efficacia per applicazione che ci proponiamo ai citati personaggi del canone letterario.
- Limes[3]è un termine latino dal significato originario di sentiero, strada, fosso, muretto delimitante un confine tra due campi o, ad esempio, la tracciatura del solco sacro (il pomerium) del nuovo insediamento di Roma ad opera di Romolo, un atto che stabilì l'inviolabilità del confine cittadino addirittura attraverso un sacrificio di sangue e l'affermazione di un'unica autorità.
Il limens, è inizialmente frutto di battaglie, rischi, atti di coraggio.
In età imperiale passò a designare una strada militare fortificata ovvero l'insieme delle fortificazioni poste lungo i confini[4], ciò particolarmente dal 9 d.C., vale a dire dopo il disastro della Battaglia di Teutoburgo[5]: da semplice strada militare (via limitanea) si evolse in un sistema complesso di fortificazioni (muri, valli, torri, forti) lungo i fiumi Reno e Danubio, diventando una vera e propria frontiera fortificata (come il limes germanico-retico) che non solo controllava gli ingressi ma separava il mondo romano da quello "barbarico", influenzando la percezione stessa dell'identità romana.
In generale, tracciare un limite significa sempre arginare la propria paura dell'ignoto, ma anche la propria brama di infinito. Il confine esiste allora come definizione mobile, flessibile, sempre superabile.
Una soglia che, secondo Andrea Capelli[6], consente il passaggio quale condizione del rapporto incontro-comunicazione.
Ma il limes, sembra divenire nel processo di scorrimento del pensiero umano nella storia, un confine che esistere solo per essere valicato, come testimonia anche l'ardore febbrile dell'Ulisse dantesco che, pur riconoscendo il suo viaggio come "folle volo" (D.C., Inferno, Canto XXVI - vv. 121 - 126)[7], se ne lascia catturare.
Così, fino a giungere al concetto di:
- limen[8]. La parola deriva dal latino limen, -inis, che significa in origine soglia, architrave, ingresso di una casa, ma per estensione indica anche confine, inizio, principio o un punto di passaggio/transizione; è la radice di termini come "liminale" (vedi infra) e si collega a "limes" (vedi supra), che indicava più specificamente le fortificazioni di confine romane, mentre in greco antico il termine simile λἱμήν[9] (si legge proprio limen) significava porto o rifugio.
Non rappresenta più un confine invalicabile, un punto oltre il quale non avventurarsi per non invadere una proprietà (o un'idea o una cultura) altrui. Anzi, per allargamento di pensiero, può arrivare indicare un confine, un limite che è un punto di passaggio, un inizio per superarlo.
Il significato può variare a seconda del contesto, ma la radice del termine è legata a un punto che allo stesso tempo separa e unisce, consentendo il passaggio o la transizione da un luogo o da uno stato psicologico a un altro[10].
- Liminalità
L'aggettivo "liminale" (dal cit. limen, -inis) ha la sua origine semantica specifica nel campo della psicologia: fa riferimento a un fenomeno sulla soglia della coscienza e della percezione[11].
Differente dalla marginalità, la liminalità è connotata da un maggiore senso di neutralità e dinamicità; essa ha la potenzialità di dare accesso a realtà nuove o perfino produrle. In questo senso, un margine può essere liminare, invece, un limite non può essere marginane[12].
Può essere identificato come luogo che rappresenta il necessario passaggio della nostra soggettività verso un nuovo orizzonte.
Si è poi esteso come concetto che abbraccia altri campi e la storia: il limine, più in generale, è una fase o stato di passaggio, di transizione, di trasformazione che si configura nella sua dinamicità, indicando quindi una zona di passaggio, un "non-luogo" come lo definiva Marc Augé[13], sospeso tra due stati, fasi o identità, fondamentale per i riti di passaggio studiati dagli antropologi Arnold Van Gennep[14] e Victor Turner[15]. Abbraccia pienamente l'idea di confine rappresentata anche da limes[16].
IPOTESI
§ Limes e Limen come confine, limite e passaggio, cambiamento
- dell'universo dalla sua formazione primordiale a come è guardato e conosciuto oggi ed oltre[17];
- dello spirito collettivo sociale, nell'ambito del movimento della storia da quella antica a quella contemporanea, della filosofia e della sociologia[18], dell'arte;
- dello scorrere dell'umano pensiero nella propria individualità peculiare, intima psicologica e delle sue sorti conseguenti;
- visti, in prospettiva diacronica, come perpetui;
- Esemplificati, in particolare e sempre nella prospettiva della loro evoluzione nel tempo, da Ulisse nell'Odissea di Omero[19], Enea nell'Eneide di Publio Virgilio Marone[20] e l'Innominato nei Promessi Sposi in Alessandro Manzoni[21].
TESI
"Πάντα ῥεῖ"
"Tutto scorre" [22], nulla è immobile e stabile, ma affronta sempre una liminalità. L'aforisma è dedotto dal frammento 91 D.K.[23]di Eraclito[24], detto l'Oscuro[25], dove afferma il principio del divenire universale e del cambiamento perpetuo: "Non ci si può immergere due volte nello stesso fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nello stesso stato, perché a causa dell'impetuosità e della velocità del mutamento si disperde e si raccoglie, viene e va".
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§ Il concetto di liminalità, come è stato ampliamente affrontato
nelle diverse Epoche dell'Umanità
Nelle diverse epoche storiche indicate come "principali" secondo la periodizzazione occidentale convenzionale[26], molti autori hanno sviluppato, questo concetto in ampi contesti, come la filosofia, la storia, la sociologia, l'arte, la pedagogia e la psicologia. Riferendoci alla cultura occidentale e mediorientale, nel cui ambito intendiamo qui muoverci, lo vediamo in un lontano passato giungere nelle terre cananee attraverso gli spostamenti di quei popoli.
Sfocato, come portato dai viaggi dei marinai cananei Fenici che nelle loro attività marittime quali fornitori o acquirenti degli Egizi ne assorbono le profonde dottrine in modalità popolaresca durante i loro scali sul Nilo per poi riferirle, così come le avevano capite, nei porti del Libano e della Grecia o altrove andassero.
Ben più limpido, nelle dottrine apprese dal coltissimo Mosè alla scuola e poi alla corte di Faraone Ramses II[27], quando, nell'Esodo[28], inizia a trasmetterle agli Ebrei erranti nel deserto, per essere poi di impulso intellettuale per la successiva scuola degli antichi Rabbini[29].
Macerato nell'opera ardua di ricostruzione e di elaborazione dei filosofi presocratici per adattarla alla mentalità occidentale.
Poi, sempre più approfondito:
da Eralito (Cit.) a Socrate[30] e Platone[31], da Aristotele[32] a Plotino[33] e poi su, ad
Agostino[34] d'Ippona, a Kant[35], ai romantici[36], a Hegel[37]; ai sociologi, ai fisici, agli psicanalisti, agli esoteristi, ai poeti, agli scrittori, a tutti i pensatori moderni e contemporanei che lo hanno affrontato[38].
Trattiamo, dunque, il paradigma nella sua attuale ampia accezione ed estensione anche temporale. Per la miglior comprensione delle affermazioni che si sono fatte, analizziamo qui di seguito i Pensatori che meglio saranno utili o necessari per conoscere e approfondire i nostri personaggi del canone letterario: Ulisse, Enea, Innominato, ai quali applichiamo e sui quali indaghiamo gli aspetti diacronici del loro paradigma di liminalità.
In Età antica
- Eraclito, 22B45 DK[39], Efeso: circa 400 a.C.:
"I confini dell'anima non riusciresti a trovare, per quanto cammini percorrendo ogni strada: così profonda ne è la misura".
- Publio Cornelio Tacito[40], storico e geografo, ha utilizzato il termine "limes" per indicare, tra l'altro, i confini dell'Impero Romano.
Egli (sotto gli Imperatori Domiziano, Nerva, Traiano e Adriano), attingendo a documenti ufficiali come gli acta senatus[41] e testimonianze dirette, ha utilizzato il termine "limes" per indicare i confini dell'Impero Romano.
Per l'Autore, il concetto di limes evolve però da una semplice strada militare a una vera e propria linea di demarcazione culturale ed etnica tra il mondo romano civilizzato e il mondo germanico c.d. "barbaro" e selvaggio, evidente nelle sue opere come la Germania (De origine et situ Germanorum)[42] e gli Annali[43], segnando il confine tra orbis noster (il nostro mondo) e l'esterno.
Tuttavia, Tacito descrive questo confine come una zona dinamica che avanza con le conquiste, un sistema di fortificazioni, fiumi e strade che proteggeva ma che simboleggiava anche il limite della civiltà romana, un concetto più ampio del mero muro (transizione verso il limen).
- Socrate (Cit.), non utilizzò nel suo pensiero – per quanto ne sappiamo dal suo allievo Patone, non avendo lui lasciato opere scritte – il termine limen, nel significato proprio in lingua latina (Nota: differente rispetto a quello in lingua greca, come già detto nella Sezione "Terminologia utilizzata nel lavoro"), ma lo ha incentrato sul "Conosci te stesso", che si colloca proprio sull'esperienza della soglia: il limen, infatti, diventa il momento cruciale dove l'individuo, di fronte al non-sapere e alla propria imperfezione, è spinto a varcare il confine tra l'apparenza e la vera conoscenza dell'anima, trasformando la domanda "chi sono?" in un'urgente ricerca di autenticità e di virtù attraverso la filosofia, un passaggio tra il conosciuto e l'ignoto, tra il limite umano e l'aspirazione al divino[44]. Peraltro, profondamente coinvolgete e denso di riflessioni sotto il profilo psicologico è il limen della cicuta di Socrate e delle conseguenze sui suoi discepoli che lo assistevano, nel "Fedone" di Paltone.
- Plotino (Cit.), filosofo neoplatonico, scrisse le Enneadi[45]. Per lui il concetto di limen si lega alla sua metafisica dell'emanazione dall'Uno, dove il limes non è una barriera invalicabile, ma un punto di passaggio dinamico e necessario tra le ipostasi[46] (Uno, Intelletto, Anima) e il mondo sensibile, una membrana che permette alla realtà di "traboccare" dall'Uno, pur mantenendo una distanza gerarchica, riflettendo la necessità di una "soglia" per ogni manifestazione, dalla luce all'essere, per diventare visibile e intelligibile.
L'Uno è al di là di ogni "misura", determinazione e concetto (è "oltre" ogni essere e intelligibile), perché la misura implica un limite, una proporzione e una differenza (es. più o meno, grande o piccolo), che sono propri dell'intelletto (Nous) e del mondo sensibile, ma non dell'Uno stesso, che è unità assoluta, fonte indifferenziata di ogni cosa e quindi "non misura" nulla, ma è la misura stessa di ogni essere. L'Uno è ineffabile e inconoscibile: non può essere descritto, definito o "misurato", perché ogni definizione implicherebbe una limitazione e una distinzione dall'altro. La misura appartiene al mondo dell'intelletto (Nous), dove le Idee si distinguono e si rapportano tra loro, ma l'Uno è precedente a questa distinzione[47].
Citiamo per delle successive riflessioni; per meglio comprendere il significato di queste affermazioni, occorre vedere, come sotto descritti, i testi della seconda metà dell'Ottocento di Eléna Petróvna Von Hahn Blaváckij (infra cit.) e quelli della psicologa e occultista (infra cit.
- Agostino d'Ippona (Cit.), esplora[48] il concetto di limite (modus, ovvero la qualificazione di una realtà nel suo divenire, una misura o una produttività, collegata all'idea di "misura" dell'Uno in Plotino) in senso ontologico, etico e gnoseologico, vedendo Dio come summus modus (somma misura) da cui derivano tutti i limiti e le verità, mentre l'anima umana si muove tra la materia e lo spirito, cercando la pienezza di essere in Dio attraverso l'interiorità e il riconoscimento di sé, una "soglia" interiore tra peccato e salvezza, tra ignoranza e verità.
In Età medievale verso moderna
- Dante Alighieri[49]: Ne "Il Folle volo" del suo Ulisse[50], esplora il paradosso del limite: tracciarlo serve a definire noi stessi e il nostro mondo (arginando la paura dell'ignoto), ma allo stesso tempo è un atto che nasce dal desiderio di superarlo, dalla brama di infinito, rendendo il confine una linea mobile per chi desidera seguir virtute e canoscenza e un invito costante alla crescita e all'oltrepassamento, come un orizzonte che si sposta avanti, suggerendo che definire un limite è un modo per conoscerlo meglio e spingersi oltre.
- Wolfgang Amedeus Mozart[51], rappresenta una delle tante, ma da gigante, fonti interpretative del concetto dal punto di vista artistico: fonte che troviamo, in particolare, nel notissimo Flauto Magico, dove il "limen" è il concetto centrale, rappresentato dalle prove iniziatiche che Tamino e Pamina devono superare (il silenzio, il fuoco, l'acqua) per accedere alla saggezza del tempio di Sarastro, simboleggiando, come dice Fabrizio Alfieri[52], il passaggio dalla tenebra della superstizione (Regina della Notte) alla luce della ragione e dell'amore, un percorso laico massonico[53] di purificazione e rinascita spirituale.
-Jean-Jacques Rousseau[54], è particolarmente legato al concetto limen, in quanto focale nel suo capolavoro pedagogico, L'Emilio. In tale opera il limen si presenta nella cruciale fase di passaggio dall'infanzia alla maturità, il momento in cui si sviluppa il sentimento morale e sociale (circa 15-20 anni), segnando la transizione dall'educazione "negativa" e naturale, verso la vita sociale dove il precettore lo guida con l'esempio verso una religione naturale e una comprensione più profonda dell'umanità, pur tenendolo isolato dalla corruzione della società. Questo periodo, osserva Andrea Potetio[55], è fondamentale, perché si formano le basi del giudizio e della morale, preparando Emilio a diventare un uomo virtuoso in un mondo corrotto, attraverso l'esperienza e l'esempio del precettore, non con la dottrina. In sintesi, per Rousseau, il "limen" è il passaggio graduale e guidato da una fase all'altra dello sviluppo, dove l'educatore deve intervenire strategicamente per formare l'uomo naturale, libero e autonomo, pronto per la società, ma non ancora corrotto da essa.
In Età moderna verso contemporanea
- Georg Wilhelm Friedrich Hegel[56]. In Hegel il concetto di liminalità si lega alla sua logica dialettica: la soglia rappresenta una zona di passaggio dinamico tra opposti (essere e nulla, finito e infinito), un "terzo" che permette il movimento del pensiero, dove le determinazioni si superano e si risolvono nell'unità del Concetto (l'Assoluto), trasformando la negazione del limite in positività e libertà, un luogo dove il finito si riconosce nell'infinito, che non è opposto al finito, ma si realizza attraverso di esso. La soglia, il limen, è l'esperienza di questo rapporto dinamico, dove il limite viene attraversato. Il limen è la condizione per l'apertura del "regno della libertà" nel Concetto. La negatività del limite, quando accolta nella soglia, diventa una positività, un'affermazione del sé. Simile a una porta, la soglia impone alla coscienza una scelta, non è un punto di arresto ma un invito a costruire il proprio "luogo"[57].
In Età contemporanea
- James George Frazer[58], antropologo ed eminente storico delle religioni scozzese, iniziatore di una corrente di studiosi che ne ripresero il pensiero – vedi infra Arnold Van Gennep e Victor Turner – studiò la teoria sulla magia, che giunse ad interpretarla come l'inizio di un complesso percorso che la vede evolversi nel tempo prima nella religione e poi nella scienza. Egli definisce la magia come un fenomeno di simpatia tra le cose, capace di instaurare legami per omeopatia (cioè, similitudine, come nel caso dei riti vudù) o contagio (due cose in contatto fra di loro continuano ad avere un influsso l'una sull'altra anche dopo essere state separate).
A noi interessa, in particolare e lo vedremo più ampiamente nell'apposita Sezione, il rapporto tra il suo pensiero ed Enea di Virgilio, legato dal tema centrale del suo capolavoro, Il ramo d'oro[59], dove usa il mito di Enea che coglie il ramo d'oro nel santuario di Diana a Nemi per analizzare la magia, la religione e l'evoluzione dei costumi, confrontando i riti primitivi di successione regale con il mito classico e la sua connessione con riti di vita e morte, mostrando come la leggenda dell'Eneide (Aen., VI, 136) sia un esempio di "re del bosco", definito nel libro, per accedere all'Ade.
- Arnold Van Gennep[60], antropologo francese, tra i più noti studiosi di antropologia del Novecento, diede fondamentali contributi all'analisi dei riti di passaggio, inaugurandone lo studio sistematico nell'etnografia europea, e fondò lo studio etnografico del folklore come disciplina accademica in Francia.
Egli ha introdotto il concetto di "liminalità[61]" nella sua accezione estesa ai riti di passaggio.
Nelle sue opere, in particolare "I riti di passaggio[62]" (1909), ha studiato tale concetto, dividendolo in tre fasi: Separazione, come distacco da una fase precedente, come la fine dell'infanzia o la morte; Margine (liminale), come transizione, ad esempio il lutto o la gravidanza; Aggregazione, come nuovo equilibrio, ad esempio la nascita di un figlio.
Nell'introduzione a un'edizione de I riti di passaggio, l'antropologo Francesco Remotti[63] nota che l'opera ha segnato una svolta decisiva negli studi delle culture primitive e del folclore ed è stata alla base di un radicale rinnovamento dello studio antropologico del rituale. Da allora è stata fonte cui hanno attinto storici delle religioni, sociologi ed etnologi. Cita nell'occasione detta, Furio Jesi[64], che ebbe a dire che "I riti di passaggio" è un libro dal peso paragonabile a quello del "Ramo d'oro" di Frazer[65] e che in un'opera come questa si torna a contatto con una ricerca scientifica assolutamente viva, priva di zone inerti e di sclerosi erudite: con un patrimonio di metodo e di genialità "indisciplinata" da cui oggi siamo molto lontani. Nella letteratura di etnologia e antropologia "I riti di passaggio" si impone tra i primi.
- Victor Turner[66], etnologo e antropologo britannico, che ha ripreso ed esteso il lavoro di Van Gennep ampliando il concetto di liminalità, concentrandosi sulla fase di transizione e sulla creazione di una "comunità" di persone che vivono in uno stato di limbo sociale.
Van Gannep, Turner e Frazer li rivedremo più sotto, nel particolare contesto dei temi dell'Eneide.
- Cesare Angelini[67] scrive riguardo a I promessi sposi[68]:
"Coi critici o lettori del poeta per amore di poesia, si mescolano, negativi e illegittimi, i «progressisti» che nella lettura del poeta portano i loro umori infelici e le loro passioni di parte e di partito. Gramsci[69], per esempio; che parlando degli umili nei Promessi sposi (fra Galdino, il sarto, Renzo e la stessa Lucia) dice che il Manzoni li presenta «in maniera sprezzante e ripugnante»; dice che «i popolani per il Manzoni non hanno vita interiore né personalità morale, ma sono animali, e il Manzoni è benevolo verso di loro della benevolenza di una cattolica società di protezione degli animali ecc.». Opinioni imprudenti e ingiuriose che maravigliano in un uomo d'ingegno come il Gramsci, che possono nascere quando uno legge il Manzoni pensando a Marx." … "Più spicco, forse, meritava il Croce[70], che, proprio attraverso a certe sue contestazioni poste come limite dell'arte manzoniana, ne aiutò il chiarimento di molti problemi, visti in prospettive e aspetti nuovi. Col suo criterio di «poesia e non poesia», trova che le liriche e l'Adelchi rappresentino veramente la poesia del Manzoni per il libero moto che vi scorre delle passioni e, quindi, per un'autentica vibrazione poetica; mentre nel romanzo si inizia — dice — il periodo della riflessione morale e della prosa a danno della fantasia. Ne deriva che il carattere del romanzo, più che poetico è oratorio e di propaganda, rispondendo a un proposito etico che frena e mortifica la poesia. Dell'equivoco si rese conto lo stesso Croce nei suoi ultimi tempi, confessando di trovare nel romanzo qualcosa di più di un'opera oratoria: un'opera di alta poesia."
- Eléna Petróvna Von Hahn Blaváckij, detta Madame Blaváckij[71], fondatrice della Teosofia, ha esplorato anch'ella il concetto di limen, che descrive l'evoluzione occulta dell'universo e dell'uomo, attingendo, a sua detta, a un antico manoscritto tibetano (Stanze di Dzyan[72]), per svelare una saggezza perenne.
Il suo lavoro mira a superare i limiti della scienza moderna, collegando l'umanità a una verità divina universale e investigando i poteri latenti dell'uomo, come percorso iniziatico per attraversare il velo tra il mondo materiale e quello spirituale, un vero e proprio limen tra il conoscibile e l'inconoscibile. Dunque, per Helena Blavatsky, il limen è la soglia tra il piano fisico e quello spirituale, tra l'ignoranza e la conoscenza esoterica e la sua Teosofia fornisce gli strumenti per attraversarla, per comprendere la vera natura dell'uomo e dell'Universo.
- Violet Mary Firth[73], detta Dion Fortune, Il pensiero di Violet Mary Firth (Dion Fortune) si concentra sull'esoterismo pratico, la psicologia occulta, la magia come scienza e la Qabalah mistica, fondendo tradizione occidentale, psicanalisi e spiritualità, con l'obiettivo di integrare l'inconscio e il sé superiore, promuovendo un "occultismo sano" (Sane Occultism) per la crescita personale e la difesa psichica e esplorando il subconscio attraverso opere come i racconti di Taverner[74].
Ella vedeva la magia come una scienza dell'inconscio e delle energie psichiche. Utilizzava concetti psicanalitici (come quelli di Jung) per spiegare i fenomeni occulti, vedendo le diverse manifestazioni dell'Uno (rivedi Plotino cit.) e le forze spirituali come archetipi o proiezioni del subconscio.
Fondamentale è il suo studio della Mystical Qabalah[75], che interpreta l'Albero della Vita non solo come schema cosmologico, ma come mappa dell'anima e del percorso evolutivo umano verso la realizzazione divina.
- Karl Marx[76], Antonio Gramsci[77] e Benedetto Croce[78],
per loro, in generale, il limen – nei diversi aspetti che ciascuno di loro teorizza – si manifesta nella loro visione evolutiva della società, dove la storia è centrale.
A proposito della filosofia in K. Marx, osserviamo – lungi da qualsiasi coinvolgimento ideologico non scientifico – che il concetto è filosofico materialista e politico, orientato alla trasformazione sociale. Si manifesta nella cruciale fase di transizione dal capitalismo al comunismo, una soglia storica in cui il proletariato, attraverso la rivoluzione, prende il potere per abbattere le contraddizioni del sistema, instaurando una dittatura.
Ne Il Capitale[79], il limen è il momento in cui le contraddizioni che l'Autore vede come interne del capitalismo – quali sfruttamento, crisi, alienazione – diventano insostenibili, spingendo il proletariato a rovesciare la borghesia: è la soglia della rivoluzione e la dittatura del proletariato; durante questa fase lo Stato capitalista stesso si estingue, segnando il superamento definitivo dell'alienazione e della divisione in classi e si trapassa allo Stato operaio, che prepara una società senza classi, cioè – sempre nella sua visione – il comunismo. In termini ancor più chiari, la dittatura del proletariato è la fase di soglia, un potere statale proletario che gestisce la transizione, accentrando i mezzi di produzione e attuando misure rivoluzionarie. Superata la fase di transizione, si raggiunge la società comunista, dove classe e mercato scompaiono, ponendo fine all'antagonismo tra città e campagna e all'alienazione e dove l'uomo realizza pienamente il suo potenziale produttivo e sociale[80].
Questa visione si potrebbe dire spostata verso la sincronia, nel senso di analisi del presente per l'azione. È il materialismo storico[81].
A. Gramsci attualizza[82] il limen marxista, rendendolo meno deterministico (la necessaria realizzazione del comunismo) e più aperto all'intervento cosciente. Ed ecco il concetto di egemonia nei variegati aspetti, o utili o dannosi a seconda delle visioni individuali di chi vi applichi le proprie riflessioni, col quale anche la società italiana di oggi si sta confrontando talvolta animatamente: l'egemonia per Gramsci è la direzione intellettuale e morale di una classe dominante su altre classi, ottenuta non tanto tramite la coercizione ma attraverso il consenso, la persuasione e la costruzione di un blocco storico-sociale. Per il proletariato, conquistare l'egemonia significa strappare alla borghesia il suo dominio culturale, un processo fondamentale che Gramsci definisce "guerra di posizione", precedente alla "guerra di movimento" per la presa del potere politico[83].
È la "filosofia della praxis", intervento per trasformare.
Per quanto ci riguarda nello specifico, torniamo a ricordare Cesare Angelini (Cit.) e il suo parere su Gramsci quale commentatore di A. Manzoni, quando sostiene, tra l'altro cit., che "Manzoni è benevolo verso di loro [fra Galdino, il sarto, Renzo e la stessa Lucia] della benevolenza di una cattolica società di protezione degli animali ecc".
In B. Croce, il limen è inseparabile dallo storicismo, visto come assoluto[84], dove ogni cosa è storia e divenire[85]; la realtà è attività dello spirito, in continuo movimento e il giudizio è sempre storico, cogliendo l'universale nel particolare concreto, superando la staticità, ma distinguendosi ad esempio da Hegel per la sua dialettica dei distinti, non degli opposti, in cui arte, logica, economia ed etica coesistono autonomamente ma in relazione tra loro, valorizzando la vita dello spirito senza risolverla in un'unità astratta[86].
Il limen di B. Croce è ideale e spirituale, oltre che filosofico, legato alla comprensione del passato e alla libertà, puntando l'enfasi sul limen della diacronia pura. Il concetto di diacronia pura si riferisce all'esplorazione di una prospettiva filosofica che enfatizza il divenire, la trasformazione e la complessità del tempo, in contrasto con una visione statica; studia le cose (parole, concetti, società) nel loro sviluppo e mutamento nel corso del tempo (diacronia), piuttosto che in un momento fisso (sincronia).
Questa filosofia cerca di comprendere la realtà attraverso il suo processo continuo, abbracciando l'incertezza e l'apertura e recuperando aspetti del mondo nascosti dalla modernità, in sintonia con le scoperte scientifiche che rivelano un universo in costante evoluzione; come proposto oltre che da B. Croce, anche da altri pensatori contemporanei e teorici, come possiamo rilevare, tra altri, dalla lettura di Giuseppe Polistena[87]: la Diacronia versus Sincronia, dove la diacronia si occupa del c.d. "film" del tempo, del cambiamento, mentre la sincronia è l'analisi di un "istantanea" in un momento preciso; che, sebbene nata in linguistica, la diacronia viene comunemente estesa alla filosofia per analizzare ontologia, politica, storia, giustizia, evidenziando processi e mutamenti; che si tratta di Pensiero Aperto: una filosofia diacronica pura è un pensiero non dogmatico, che accetta l'incertezza e la ricerca continua, in opposizione alla staticità modernista e alle visioni definitive. Ad esempio, le scoperte scientifiche (onde gravitazionali, quantistica) sono viste come manifestazioni diacroniche, processi che rivelano la natura dinamica del reale.
In sostanza, è una filosofia che valorizza il movimento, la storia e la trasformazione come elementi fondamentali per comprendere l'essere e il mondo, piuttosto che le loro forme statiche e definite.
In Croce siamo allo all'idealismo storico: come sviluppo dello "Spirito" e del "Particolare" (storia come storiografia, attualità del passato).
Mentre Marx e Gramsci vedono un progresso materiale e politico, Croce enfatizza la libertà e l'autonomia dello spirito, pur riconoscendo il divenire storico.
Trattasi complessivamente per tutti e tre i pensatori, pur sempre di esprimere il concetto diacronico di divenire, che passa attraverso i suoi limen.
Riguardo ai tre Pensatori, i loro concetti di limen, naturalmente, non nascono dal nulla:
- è dalla dialettica[88] romantica (idealista e spirituale, come in Hegel) che vanno l'uno (K. Marx) a contrappone quella marxista (materialista e storica) che vede la storia come lotta tra forze produttive e rapporti di produzione (tesi-antitesi-sintesi); l'altro (A. Gramsci) a criticare il marxismo deterministico riattualizzando la dialettica inserendovi il ruolo della cultura e della prassi (la volontà umana) nel trasformare la realtà, superando l'economicismo e introducendo il cit. concetto di egemonia culturale; l'ultimo (B. Croce), idealista come Hegel, a criticare il materialismo marxista, vedendo la dialettica come sviluppo della storia dello Spirito (idealismo storico).
- Giuseppe Ungaretti[89]. Continuando nell'analisi, colpisce il ritrovamento nel web dell'immagine qui riportata a sinistra:
il volto, in un manifesto, del defunto poeta G. Ungaretti. Vi si nota il ritratto di un uomo intenso e segnato dalle esperienze, con occhi che riflettono la profondità della sua poesia ermetica[90] con lineamenti marcati, un'espressione riflessiva e una figura minuta ma potente.
L'occasione per la pubblicazione sul web dell'immagine sopra riportata riguarda un
percorso laboratoriale sperimentale su "Limes Limen", degli studenti dell'ISIS A. Malignani[91] di Udine che hanno esplorato il concetto di limite attraverso un'esperienza di laboratorio artistico-pratico, dando luogo alla mostra a Udine del 12/ 15 novembre 2025[92].
Ma l'attenzione che qui diamo a G. Ungaretti e alla sua immagine fotografica, è proprio per la sua potente e interiorizzante traduzione in endecasillabi dell'Odissea[93] e per la sua indimenticabile apparizione nella serie televisiva coprodotta dalla RAI, Odissea del 1968, diretta dai registi Franco Rossi, Piero Schivazappa e Mario Bava,dove il poeta legge taluni passi che impressionano anche oggi l'ascoltatore e lo immergono immediatamente e indelebilmente nel limen di Odisseo[94].
- Krzysztof Kieślowski[95], regista polacco di Tre colori - Film blu (Trois couleurs: Bleu) del 1993[96], esplora la Libertà, tema del film, attraverso il dolore e il lutto, mostrando il viaggio interiore di Julie che, dopo aver perso marito e figlia, cerca di liberarsi dai legami e dal passato, ma scopre attraversandone il limen, che la vera libertà non è l'assenza di legami, ma la capacità di accettare il dolore e riconnettersi con gli altri e con la vita stessa, ritrovando la forza di amare e di vivere, anche attraverso la musica e la solidarietà[97].
La particolare e notevole interpretazione liminale della protagonista Julie da parte dell'attrice Juliette Binoche, nel film Trois coleurs: Bleu -(Immagine libera pubblica).
Nello scorrere della pellicola analizza anche un particolare del pensiero di Madame Blaváckij (cit. supra et infra anche in nota): entrambi, Kieślowski in modo laico e universale e Blavatsky in modo esoterico, esplorano il "perché" della vita e la ricerca di una verità superiore.- Anna Ciammitti[98], della quale inseriremo un'opera pittorica nel capitolo sotto dedicato ad Ulisse, scrive: "Entrare, uscire, saltare e sostare. E poi oltrepassare".
- Roberta Russo[99] ha proposto un altro progetto musicale, più recente rispetto al cit.
"Flauto Magico": è Kyoto[100] nel quale esplora il concetto di "soglia" attraverso la musica e l'arte, come suggerito da suoi titoli come "Limes Limen".
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In conclusione, da personaggi della letteratura classica come Ulisse, Enea e l'Innominato, alle vicende storiche di chi, per esempio, ha oltrepassato il Muro di Berlino[101] e le frontiere in generale, alle più recenti pratiche della disciplina sportiva del Parkour[102], alle interpretazioni di geniali artisti – altri ne riferiremo nel prosieguo – come il citato W.A. Mozart del Flauto Magico e R. Russo del Kyoto, agli fin qui esposti studiosi e fino a semplici riti quotidiani, la protagonista è questa soglia, frontiera o limite, che ci mette di fronte ad una scelta.
Si tratta sempre, quindi, tanto di un percorso da una oggettiva situazione di realtà naturale, psicologica, sociologica o anche scientifica e tecnologica già prima conosciuta, quanto di un arrivo in un nuovo luogo, in una nuova coscienza di sé, in un progresso spirituale, in una conoscenza anche scientifica, tutto macerato e sofferto, ma anche vivificato e corroborato da impeti travolgenti di ardore di studio e approfondimento, di superamento dei limiti personali e della consapevolezza.
Fino a conclusioni su un nuovo sentiero soggettivo, che supera il punto a cui si era prima giunti sul sentiero oggettivo da cui si era partiti[103].
Un'annotazione un po' bizzarra sul concetto di Limen
1
In principio erat Verbum,
et Verbum erat apud Deum,
et Deus erat Verbum.
2Hoc erat in principio apud Deum.
3Omnia per ipsum facta sunt:
et sine ipso factum est nihil, quod factum est.
4In ipso vita erat,
et vita erat lux hominum:
5et lux in tenebris lucet,
et tenebræ eam non comprehenderunt.
6Fuit homo
missus a Deo,
cui nomen erat Joannes.
(Ioannes I, vv. 1-6)[104]
Il primissimo esempio di limen si ha – dopo gli apparenti limen che sembrerebbe precederlo – nell'istante stesso della nascita dell'Universo, cioè il Big Bang[105] o, come direbbero altri, il Numero 1[106].
Ma dovendoci necessariamente porre un velo delimitante il pensiero per non perdersi al di sopra del concetto di Big Bang, considerato anche che la Scienza è giunta a "vedere" retrocedendo, mediante la tecnologia, al passato solo a quasi quel punto e non quello che lo precede, potremmo anche fantasticare ed elucubrare un limen anteriore, non limes come differentemente la scienza attuale sembrerebbe opinare.
"Quod est inferius est sicut quod est superius"[107], [108]
Dopo la fase istantanea, tutto ha proceduto ripetutamente e in serie continua di passaggi da limes a limen, fino alla costituzione della materia universale composta di atomi e poi molecole (al di sopra) influenzata dalla materia ed energia oscure e alla nascita particolare della vita e della psicologia degli individui che è pure un limes / limen continuo (al di sotto).
§ Entriamo nel discorso diacronico specifico dei personaggi
Ulisse, Enea e l'Innominato sono ciascuno a loro modo degli "Eroi" tra loro collegati attraverso il tema del viaggio e della ricerca di sé e del proprio destino, ma con sfumature diverse e la diacronia tra loro mostra un'evoluzione del concetto di Eroe del Limen nel tempo e nelle epoche:
- Ulisse (Omero, Odissea) è l'eroe "polutropos"[109], astuto e desideroso di tornare a Itaca, ma legato alla polis e alla gloria; la sua epoca, indipendentemente dalle diverse teorie sulla questione omerica[110] e sul momento della sua vita (tra l'VIII e il VII secolo a.C. [?] ), si riferisce a una data intorno al 1220 a.C., cioè alla Guerra di Tria.
- Enea (P. M. Virgilio[111] [112], Eneide) è il pio, che sacrifica i desideri personali per il fatum e per la fondazione di una nuova civiltà (Roma), un eroe del dovere, solo con la responsabilità di suo figlio; infatti, a differenza degli eroi Omerici, non agisce d'impulso, come fa Achille, e non può piangere per la nostalgia come fa Odisseo sul promontorio di Ogigia[113].
Deve invece continuare il suo viaggio con la speranza che ci sarà un futuro migliore[114].
- L'Innominato[115] (Alessandro Manzoni[116], I Promessi Sposi, cit.) rappresenta la crisi dell'eroe ben più recente rispetto a Ulisse ed Enea, di un'epoca quasi moderna; un uomo di potere oscuro, un criminale che intraprende un viaggio interiore di conversione, passando dalla disperazione alla redenzione, segnando una transizione dall'epica classica al romanzo moderno e alla spiritualità cristiana; a questo proposito, anticipiamo qui, pur di sfuggita, il problema sotto affrontato sulle influenze del cattolicesimo e del calvinismo nella figura dell'Innominato, pur mantenendogli elementi di eroismo tormentato. L'Innominato rappresenta una figura più complessa, interiorizzata e cosciente rispetto agli eroi di Omero e di Virgilio, anticipando, come sopra si è detto, l'uomo moderno che cerca risposte nella fede e non solo nella forza o nell'astuzia.
- Soffrono, sono soli, e devono prendere decisioni difficili, pur essendo modelli epici Ulisse ed Enea o quasi (proto) moderni l'Innominato.
ULISSE O ODISSEO
§ Il Limen come passaggio mentale e trasformativo – La visione epica greca
"πολλῶν δ᾽ ἀνθρώπων ἴδεν ἄστεα καὶ νόον ἔγνω"
che conobbe l'indole di tanto varie genti, visitandone le città[117]
(Odissea, libro I, v. 3, trad. di Giuseppe Ungaretti)
Odisseo supera i limiti geografici del mare e umani quali la morte dei compagni, ricercando la propria casa, il "ritorno", che è il superamento i limen più importanti, quelli tra vita e morte, esilio e patria.
Anche se lo ritroveremo e ne parleremo poi, nell'Inferno di Dante, sotto la guida di Virgilio, con toni diversi.
Fonti principali
Ulisse, ovvero per i greci Odisseo, si presenta per la prima volta nel poema epico l'Iliade di Omero, dove è già presentato come un eroe astuto; qui è, in particolare, un guerriero, ma non è l'unico: è un valoroso tra valorosi.
Lo ritroviamo poi nell'Odissea, sempre di Omero, dove invece, è l'unico protagonista dei fatti narrati, non usa armi se non quando deve difendersi dai Ciconi, all'inizio del suo viaggio di ritorno e quando compie la sua vendetta sui Proci.
Quest'ultima Opera è un poema epico in 24 libri, scritto in esametri dattilici dove si racconta dei dieci anni di peregrinazioni di Odisseo per tornare a casa, a Itaca, dopo la guerra di Troia, in un viaggio pieno di mostri, magie e prove che lo vedono crescere e maturare, mentre a Itaca il figlio Telemaco e la moglie Penelope l'attendono, resistendo ai Proci, pretendenti al trono.
Il poema è diviso in tre parti, Telemachia, Viaggi di Ulisse, Ritorno e Vendetta:
- Nei libri Libri I-IV, leggiamo dei pretendenti della moglie di Ulisse, Andromaca che assediano il palazzo di Odisseo, sprecando le sue ricchezze e insidiando Penelope, che tesse e disfa un sudario per rimandare le nozze. Il figlio di Ulisse, Telemaco, su spinta di Atena, protettrice di Odisseo, parte per cercare notizie del padre, prima a Pilo da Nestore e poi da Menelao e Elena a Sparta.
- Nei Libri V-XII, troviamo dapprima Odisseo trattenuto sull'isola di Ogigia dalla ninfa Calipso. Gli dei decidono di aiutarlo ed egli, dopo aver costruito una zattera, naufraga presso i Feaci, dove viene accolto dal re Alcinoo. Ai Feaci, Odisseo narra le sue imprese e le conseguenti peripezie: l'incontro con i Ciconi e i mangiatori di Loto; la prigionia presso il ciclope Polifemo e la sua fuga; l'otre dei venti all'isola di Eolo; Le Sirene, Circe, il regno dei morti.
- Nei Libri XIII-XXIV, i Feaci riportano Odisseo a Itaca, dove Atena lo trasforma in un vecchio mendicante per non essere riconosciuto. Dopo diverse situazioni, viene riconosciuto dal fedele cane Argo e dal porcaro Eumeo e, infine, dal figlio Telemaco. Dopo aver superato la prova dell'arco di Odisseo che nessuno riusciva a tenderlo, si svela, uccide i Proci con l'aiuto di Telemaco e Atena, ristabilisce l'ordine e si ricongiunge con Penelope, la cui fedeltà è stata messa alla prova.
Ulteriori fonti:
Ha ispirato innumerevoli reinterpretazioni nella letteratura successiva come quella di Dante, di James Joyce, della poesia di Alfred Tennyson (in "Ulysses"), fino ai cantautori contemporanei, diventando l'archetipo dell'esploratore che supera i limes et limen umani.
Dante
Virgilio
Parla: "e dentro da la lor fiamma si geme
l'agguato del caval che fé la porta
onde uscì de' Romani il gentil seme"
Odisseo parla: "e volta nostra
poppa nel mattino,
de' remi facemmo ali al folle volo,
sempre acquistando dal lato mancino"
(Divina Commedia - Inferno – Canto XXVI, vv. 58-60, vv. 124-126)
[PARTE DA AMPLIARE FINO A COMPLETARSI]
James Joyce
[PARTE DA AMPLIARE FINO A COMPLETARSI]
Alfred Tennyson
[PARTE DA AMPLIARE FINO A COMPLETARSI]
Prospettiva diacronica
Qui ci riferiamo all'analisi della figura di Ulisse e del Poema nel corso del tempo e della sua evoluzione, contrapposta alla visione sincronica, cioè istantanea. Questo porta ad analizzare e studiare come Odisseo e il suo racconto si trasformino attraverso le diverse fasi del poema che abbiamo evidenziato e le diverse epoche di assimilazione, notando cambiamenti narrativi, stilistici come l'uso di digressioni e metafore, oltre che prospettici e come la sua figura si adatti a diverse interpretazioni nel corso della storia della letteratura.
Il poema stesso è un esempio di gestione diacronica, iniziando in medias res e usando i racconti di Odisseo per riempire il passato, cioè il viaggio, creando diversi livelli temporali.
Odisseo non è statico, ma evolve: da eroe guerriero ad astuto navigatore, da re lontano a restauratore dell'ordine a Itaca, mostrando un divenire diacronico.
Sempre in quest'ottica, notiamo come i testi omerici e le loro interpretazioni, siano cambiati nel tempo, notando differenze tra i due poemi e diverse tradizioni che influenzano la nostra lettura di Odisseo oggi.
La prospettiva diacronica su Odisseo ci permette di vederlo non solo come un eroe "in un dato momento", ma come un personaggio complesso la cui storia si srotola e si reinterpreta attraverso la storia, la lingua e le varie letture che ne sono state fatte[118].
Il limen di Ulisse
Lavoro di Anna Ciammitti – Cit. in una nota precedente
[DA AMPLIARE FINO A COMPLETARSI]
ENEA
- Il
Limen da profugo a fondatore – La visione di epoca imperiale romana
"Longa procul longis via dividit in via terris"
"una lunga via impervia lontano divide da lunghe terre"
(Publio Virgilio Marone, Eneide, Libro III, v. 383)
Enea è colui che affronta un viaggio di distanza immensa e di difficoltà che lo porteranno all'Italia, vista come meta lontana e faticosa, un vero e proprio limen geografico e spirituale.
Il suo è il contrasto tra l'ignoto e la necessità di affrontare prove, come sta imparando
a fare, accettando la missione e il destino, anche se il passato di Troia è ormai perduto per sempre.
Il Mediterraneo è il grande limen che lo separa Enea dalla sua terra promessa, un luogo di prove divine e pericoli, ma anche di nuove opportunità.
Dosso Dossi – Una delle 7 tele rimaste (su 10) che costituiscono Il Fregio di Enea – Ferrara 1518/1520
Ricomposto da varie collezioni in occasione della mostra Galleria Borgese tenutasi dal 04 /04 all'11/06/2023
Così possiamo osservare nell'opera pittorica di Dosso Dossi[119] Fregio di Enea, il concetto di limen, che si manifesta come soglia spaziale e temporale, ma soprattutto esistenziale, dove l'eroe passa dal dolore della guerra e dell'esilio alla fondazione di un destino (Roma), esplorando paesaggi onirici e mondi ultraterreni, il limen dell'oltretomba, unendo realtà e fantasia in un'atmosfera sospesa tra terra e mito, celebrando il passaggio epico e la pietas romana oltre il contingente.Nella tela viene percorsa la soglia tra realtà e mito: viene creata un'atmosfera di paesaggio universale (mare, colline, città) dove l'eroe osserva mondi diversi, evidenziando il confine labile tra esperienza reale e visione mitica
Il fregio offre Enea nella sua accezione più positiva: eroe e uomo incarnazione della pietas romana, che aveva trasformato il dolore dell'esilio in un'impresa che avrebbe riscritto il suo destino e quello del mondo. [120].
Fonte principale
L'Eneide di Publio Virgilio Marone, è un poema epico in 12 libri, scritto in esametri dattilici[121] e diviso in due parti simmetriche:
- i primi sei libri (modello Odissea) narrano il viaggio di Enea da Troia all'Italia (avventure e esilio),
- gli ultimi sei (modello Iliade) descrivono le guerre nel Lazio per la fondazione di Roma, culminando nella vittoria di Enea, che evolve da esule a fondatore, celebrando la grandezza futura di Roma.
La struttura è in medias res, iniziando nel mezzo degli eventi, e presenta un rovesciamento dei modelli omerici, ponendo prima il viaggio e poi la guerra[122].
Nella prima parte, tutto inizia quando Enea, guidato dal sogno del fantasma di Ettore, fugge da Troia in fiamme portando con sé il padre Anchise, il figlio Ascanio e cercando di salvare la moglie Creusa. Durante la fuga, Enea perde Creusa, il cui fantasma gli appare per confermare che la sua perdita è voluta dagli dei.
Incomincia il viaggio da Troia al Lazio. Egli deve fondare a occidente una nuova stirpe destinata a diventare il popolo romano, secondo il volere del Fato. Dopo una tempesta scatenata da Giunone, approda a Cartagine e viene accolto da Didone, vive l'amore della regina con anche l'intervento delle divinità che però non possono alterare il destino di Enea: Mercurio gli ricorda di proseguire verso il Lazio e la sua partenza porta al tragico suicidio di Didone. Discende agli Inferi dove Enea incontra Anchise, che gli rivela il destino di Roma.
Nella seconda parte, arriva nel Lazio, dove si scontra con i Latini guidati dal re Turno. Si allea con dei popoli vicini, tra i quali i Rutuli. Ne seguono battaglie sanguinose con la morte di valorosi eroi come Pallante, Eurialo, Niso, Camilla.
Si giunge al duello finale tra Enea e Turno, che si conclude con la morte di quest'ultimo per mano di Enea, che sancisce la vittoria troiana e la nascita del futuro popolo romano.
Prospettiva diacronica
La prospettiva diacronica di Enea nell'Eneide si riferisce all'analisi della sua evoluzione e del suo percorso di trasformazione attraverso il tempo, da troiano esule a fondatore di una stirpe e antenato degli Imperatori Romani, osservando come il suo carattere e i suoi compiti (pietas) si sviluppano in contrasto con le passioni (l'amore per Didone) e le sfide, mostrando il suo adattamento storico-culturale verso il destino di Roma, un processo che va oltre il singolo momento narrativo.
Ed ecco il rogo di Cartagine (narrato diacronicamente) che è collegato alla maledizione di Didone, che profetizza l'ostilità futura tra Romani e Cartaginesi, collegando la vicenda personale di Enea alla storia di Roma.
La sua storia non è solo un evento, ma un archetipo che si evolve, riflettendo i mutamenti della lingua e della cultura latina nel tempo. Ci permette di vedere in lui non solo un personaggio, ma un ponte tra il passato mitico e il futuro storico di Roma, analizzando la sua trasformazione nel corso dei secoli[123] narrati e impliciti nell'opera.
Il concetto di limen in Virgilio, nell'Eneide e nella sua Epoca
In Virgilio, il concetto di limen rappresenta non solo un confine fisico come tra città e campagna, o il mondo dei vivi e dei morti, ma soprattutto uno spazio di transizione psicologico e spirituale, un "punto-limite" di crisi e rinnovamento, dove il personaggio deve scegliere tra l'ignoto e il conosciuto, tra la morte e la vita, spesso evocato nell'Eneide attraverso passaggi cruciali che rivelano l'identità e il destino, come l'ingresso di Enea nell'Oltretomba o l'attraversamento di luoghi sacri.
Il concetto di limen è una tecnica narrativa che Virgilio usa per strutturare i suoi poemi, creando suspense e sottolineando l'importanza di certi passaggi.
Osserviamo il limen separa mondi diversi, il mondo terreno e l'Averno (nel Libro VI), il presente e il futuro, la realtà e il sogno; o tutte le occasioni in cui Enea si trova su una soglia che gli impone una scelta (restare, tornare indietro, varcare), un momento di stasi che precede un cambiamento radicale, come quando esita prima di scendere nell'oltretomba.
L'attraversamento del limen è spesso legato a riti di passaggio, dei quali parleremo più dettagliatamente.
Il Pio eroe del dovere, come adempimento del Fato
Il carattere di Enea è sintetizzabile nella figura dell'eroe "pio" (pius), simbolo dell'uomo romano che antepone il dovere, la devozione agli dèi e il bene superiore (la fondazione di Roma) ai propri desideri personali, affrontando sofferenze e sacrifici per un destino voluto dal Fato, pur mostrando umanità, malinconia e conflitti interiori. La sua virtù distintiva, che include rispetto per gli dèi, i genitori (il padre Anchise), la patria e la famiglia (il figlio Ascanio), e il senso del dovere. A proposito del dovere, a differenza degli eroi omerici, non è mosso da gloria personale, ma obbedisce agli ordini divini, sacrificando i sentimenti, quale l'amore per Didone, per la missione di fondare una nuova civiltà.
Tuttavia, nonostante la sua missione, Enea è un eroe tormentato, che prova dolore, incertezza e malinconia, rendendolo un personaggio più complesso e vicino all'uomo comune[124].
Rappresenta un ponte tra umano e divino, tra passato (Troia) e futuro (Roma), portando avanti un progetto storico voluto dagli dèi per stabilire ordine e civiltà.
Religiosità di Virgilio
Si presenta a questo punto la questione della religiosità in Virgilio
È una religiosità che come abbiamo visto va oltre il semplice rito formale, incarnando una profonda pietas, un vincolo interiore (dal latino religare) e una connessione sentimentale con gli dèi e il destino, fondamento della vera religione romana e strumento per la fondazione di Roma. È un legame di rispetto e devozione verso il divino e i doveri verso gli altri.
Il termine religio indica anche ciò che è sacro e separato, richiedendo purificazione e riverenza, come nei luoghi sacri, che non sono accessibili a tutti indiscriminatamente.
La religione virgiliana e di conseguenza di Enea, è intrinsecamente legata al Fato e al destino di Roma, con una visione come ciclica della storia, dove gli dèi guidano gli eventi verso un fine prestabilito, un concetto che la distingue dalla storia della salvezza cristiana. La visione nell'Eneide, è complessa: il senso di fatalismo e ciclicità è legato alle età mitiche dell'Oro e del Ferro e si intreccia con una concezione lineare e teleologica finalistica, dove la storia romana e il costume degli antenati è guidata da un destino divino verso la grandezza, culminando nel sogno augusteo di un ritorno all'età dell'oro, pur con la consapevolezza dei costi umani e delle sofferenze individuali. Questa visione mescola il mito delle età di Saturno e Giove con la realtà politica e l'ideale di rigenerazione, creando un complesso intreccio di destino e responsabilità umana, che trascende la semplice ciclicità per proiettarsi verso un futuro di pace, verso la Pax Augusta.
In questa visione Virgilio è influenzato dal neopitagorismo e dal pensiero filosofico del suo tempo e fonde la tradizione romana con elementi di pensiero più profondo, elevando la religione a una dimensione spirituale e morale[125]. Viene in mente la nascita del bimbo nella sua IV Ecloga, dove profetizza un'età dell'oro portata da un fanciullo divino ("puer"), chiunque lui intendesse, la cui nascita segnerà un'era di pace, abbondanza e armonia universale.
Non si tratta di un misticismo astratto, ma di un sentimento di rispetto, timore e adesione morale ai gesti e alle parole sacre, che eleva la religione romana oltre la sua percezione prosaica. Pierre Boyancé[126] sostiene[127] che "Virgilio è sempre stato considerato una personalità religiosa esemplare, colui che ha incarnato e cantato lo spirito religioso di Roma meglio di chiunque altro fra gli autori poetici; il suo genio e la sua opera presentano una profondità che gli studiosi comuni non riconoscono alla "religione romana". Questo purtroppo si iscrive in quella tendenza che ormai prevale da decenni, per non dire da oltre un secolo, per la quale la religione romana viene presentata in un modo molto limitato e distorto: "…l'idea che abbiamo della religione romana sarà un'idea mutila e imprecisa, se non sappiamo integrarvi la religione di Virgilio. Questa religione è spesso considerata meschina, prosaica, senza una mitologia brillante, né sentimenti mistici: può essere dimostrato, grazie a Virgilio, che essa può invece aprirsi ai più ampi orizzonti…".
Virgilio si distingue dalla mera esecuzione di cerimonie, ma non ancora la Fede cristiana, come mostrato da Dante[128].
Per Dante, la religiosità vista attraverso Virgilio è il ponte tra il mondo pagano e quello cristiano: Virgilio incarna la ragione umana e la sapienza classica, preparando l'anima al riconoscimento del peccato e alla necessità della redenzione, ma non può condurre alla visione di Dio nel Paradiso, è perché vissuto nel "tempo de li dei falsi". Egli guida Dante attraverso l'Inferno e il Purgatorio, rappresentando la preparazione morale e intellettuale alla fede, un concetto in cui la cultura classica è vista come preludio alla rivelazione cristiana, un'armonia tra antico e nuovo che fonda la visione religiosa dantesca[129]. Virgilio simboleggia la massima espressione dell'intelletto umano e della filosofia pagana, capace di comprendere il male e il suo castigo (Inferno) e il percorso di purificazione (Purgatorio).
È scelto da Dante[130] come un ponte, un limen, per la sua profonda conoscenza dell'aldilà, che ha influenzato la cultura cristiana, ma è anche simbolo del limite della ragione, che deve cedere il passo alla fede (Beatrice) per accedere al divino.
Religiosità di Enea, in particolare
La religiosità di Enea è centrata sulla pietas, un complesso valore romano che significa devozione agli dèi, ai genitori e alla patria, manifestata tramite il rispetto del volere divino (il Fato) e l'adempimento dei doveri familiari e civili, come portare in salvo il padre Anchise e i Penati, e fondare una nuova civiltà in Italia, rappresentando un ponte tra la religiosità "primitiva" italica e quella romana più strutturata, con i Lari e i Penati. Tale Pietas non è mera compassione, ma un senso del dovere verso gli dei (giusto culto), la famiglia (padre, figlio) e la patria (la futura Roma).
Porta con sé i Penati e i Lari, simboli della religione domestica e familiare troiana, integrandoli nel nuovo contesto romano; in effetti, rappresenta un ponte, in quanto la sua figura integra la religiosità arcaica italica (legata ai boschi, come quella di Fauno) con la religione più "civile" e fondativa di Roma, portando avanti un progetto divino.
Il suo senso religioso è impegno attivo verso il divino e i suoi dettami, che si traduce in un'azione concreta per fondare una civiltà basata sui valori religiosi e tradizionali, diventando il modello dell'eroe romano pio per eccellenza.
I Limen di Enea nell'Eneide e nella letteratura posteriore
Abbiamo analizzato Enea nel suo peregrinare da Troia al Lazio; ne abbiamo visto il
carattere e le finalità che gli dèi e soprattutto Fato gli hanno attribuito.
In questo, Virgilio trasferisce nel suo Enea il proprio concetto di limen come elemento centrale per esplorare i limiti dell'umano, la transizione tra mondi e la soglia tra diverse forme di conoscenza e di esistenza ai propri tempi imperiali, quando – come abbiamo già visto – il concetto di limen era profondamente legato all'idea di confine fisico, spirituale, letterario e transizione, specialmente evidente nelle sue opere dove le soglie tra mondo pastorale e urbano, paganesimo e implicita cristianità – poi elaborata da Dante – vita e morte, sono costantemente attraversate o riflettute, come nel suo ruolo di guida nel Limbo dantesco, simbolo di un'esistenza ai margini della vera luce.
D'altronde, nell'etimologia latina del confine questa ricchezza semantica è evocata suggestivamente da limen/limes, limite, frontiera, ma anche soglia, ingresso. L'idea che accomuna questi termini è la presenza di una linea di demarcazione che stabilisce un rapporto di inclusione/esclusione tra gli elementi interni ed esterni ad essa. Chiunque nel proprio percorso incontri una soglia, non può rimanervi indifferente, poiché la sua presenza impone il dovere di una decisione. Si può scegliere di restare sulla soglia, di "salutare dalla soglia", come dice Seneca[131] alludendo a una conoscenza superficiale di persone e cose forse ritenute indegne della nostra attenzione, oppure si può scegliere di varcarla per fare esperienza viva del mistero che si spalanca al di là di essa.
Come ancora abbiamo già visto, il confine è sempre delimitato, ma insieme aperto. Porta in sé l'idea del limite e della differenza, dell'alterità e del passaggio come tramite tra dentro e fuori, tra noto e ignoto. Non è una porta serrata, ma un varco da attraversare con una buona guida[132].
Nell'Eneide il concetto di limen non come un mero confine fisico, ma come un passaggio fondamentale e trasformativo, segnato da scelte cruciali. Questa soglia divide il mondo noto da quello ignoto e richiede, appunto, una decisione: superarla per intraprendere il viaggio verso il futuro o rimanere esitanti, come nel caso delle Parche. L'opera presenta il viaggio di Enea come un attraversamento continuo di soglie, sia fisiche come lo Stretto di Messina, che metaforiche come il passaggio che abbiamo indicato come sottotitolo di questa parte del lavoro, da Troia all'Italia e da profugo a fondatore.
O, ancora, nel Libro VI dell'Eneide, il passaggio di Enea nell'Ade che rappresenta un momento cruciale di iniziazione e rivelazione: simboleggia il collegamento tra passato e futuro, permette a Enea di comprendere appieno la sua missione divina.
A questo proposito, i riti di passaggio hanno avuto una grande influenza su molti commentatori e autori, come Van Gannep, Turner e Frazer dei quali abbiamo più sopra visto il contributo dato al chiarimento del concetto di liminalità.
Così per la strutturazione del testo del 1949 di Joseph Campbell[133], L'eroe dai mille volti[134], dove sostiene che il mito è da sempre oggetto di analisi da parte di storici, filosofi, antropologi, sociologi, che ne hanno proposte le interpretazioni più disparate, riconfermandone però sempre l'importanza nell'ambito della vita associata. Anche gli psicoanalisti si sono rivolti a esso: per loro il mito, come il sogno, rivela la struttura stessa della psiche. Secondo Jung, il mito sarebbe un sognare a occhi aperti, il sogno una continuazione del mito ed entrambi la manifestazione di motivi arcaici, che rivelano l'esistenza di elementi strutturali della psiche inconscia. Questi motivi o immagini, da lui chiamati archetipi, dimostrano che esiste un inconscio collettivo comune da sempre a tutti gli uomini.
Campbell sosteneva che la maggior parte dei miti e delle storie si basava su un unico schema narrativo, che lui chiamava "monomito" o "viaggio dell'eroe". Un percorso di trasformazione durante il quale l'eroe è un individuo che lascia il mondo ordinario per intraprendere un'avventura in un mondo straordinario, superando prove e avversità per raggiungere una nuova consapevolezza e rigenerazione. Questo percorso si suddivide in tre atti principali: Partenza, quando l'eroe viene chiamato all'avventura dal suo mondo ordinario; spesso rifiuta inizialmente; poi incontra un mentore e attraversa una soglia per entrare nel mondo sconosciuto e straordinario; Iniziazione che è il cuore del viaggio, dove l'eroe affronta prove, alleati, nemici, incontra divinità, supera la prova centrale, spesso una "morte e rinascita" metaforica; Ritorno: dopo le prove, ottiene la ricompensa e ritorna una nuova consapevolezza o "elisir" di saggezza/tesoro.
In particolare, Frazer[135] ne "Il ramo d'oro" ha studiato riti come quello del "re del bosco" del santuario di Diana a Nemi, dove il passaggio di potere era legato al possesso di un ramo e a un sacrificio, incarnando l'idea di un confine (limine) tra stati di vita e morte o ruoli sociali.
Sebbene Frazer non abbia usato nell'opera citata "Il ramo d'oro" direttamente il termine limen, il suo studio dei riti di passaggio e delle trasmutazioni di potere, offre una ricca esplorazione del concetto di confine, soglia e trasformazione, elementi centrali nel significato di limen.
Frazer era affascinato dalla figura del "re del bosco", il cui regno era garantito solo dal possesso di un ramo e dall'uccisione del precedente sacerdote-re. Questo atto di successione rappresenta in effetti quel termine che l'Autore non ha utilizzato ma che è un limen, un confine tra il vecchio e il nuovo re e tra il mondo dei vivi e la morte rituale.
L'intero rituale, con la sua enfasi sullo "strappare" un ramo prima di intraprendere un "viaggio", simile a quello di Enea nell'Ade, evoca l'idea di una soglia. In effetti, in Virgilio il ramo d'oro è il ramo che permette ad Enea la catabasi nell'Ade. Quello che Virgilio chiama ramo d'oro è stato identificato dagli studiosi con un ramo di vischio, che, quando si secca, assume un colore dorato. Sebbene Virgilio non lo scriva chiaramente, ma paragoni quel ramo d'oro a un ramo di vischio, i filologi hanno concluso che lo fosse.
Nell'Opera, Frazer ha anche esaminato – come abbiamo già sora accennato – come la magia e la religione siano collegate, con la magia che spesso precede la religione. Le pratiche magiche, come la magia di simpatia, mirano a influenzare gli eventi naturali e la vita, e possono essere viste come tentativi di superare i limiti imposti dalla natura.
Sempre i riti di passaggio hanno influenzato la ricerca dell'antropologo Victor Turner, in particolare il suo testo del 1969, The Ritual Process: Structure and Anti-Structure[136]. Egli, poi, applica il concetto di limen, la fase "né qui né là" all'analisi dei rituali, dei miti e delle performance culturali, vedendo l'Eneide come un grande testo di passaggio dove Enea attraversa spazi e stati liminali, dalla caduta di Troia alla fondazione di Roma, vivendo prove come la discesa agli Inferi che trasformano lui e la sua missione, creando una nuova identità e una nuova comunitas, in una dinamica di rottura e ricostruzione dell'ordine sociale, tipica del rito di passaggio.
Egli considera che Enea vive in una condizione liminale costante, non è più un troiano
della sua città, ma non è ancora un fondatore di Roma; è un "esule", un "passante", un "eroe che sta tra" due mondi.
L'Eneide segue la struttura dei riti di passaggio separazione, liminalità, riaggregazione studiati, come abbiamo visto, da Van Gennep e Turner, con Enea che si separa da Troia, attraversa la fase liminale del viaggio e la discesa agli Inferi come luogo simbolico per eccellenza e infine si riaggrega in Italia, diventando il progenitore della stirpe romana.
Nella fase liminale, le vecchie gerarchie si dissolvono, creando una forte solidarietà, appunto la comunitas, come si vede nel rapporto di Enea con i suoi compagni, ma è anche una fase in cui si creano le basi per una nuova struttura sociale, cioè la futura Roma. Il viaggio di Enea è una performance simbolica di fondazione, dove simboli (il fuoco, l'acqua, i mostri) facilitano la sua trasformazione da uomo a simbolo della nazione nascente.
Dunque, la liminalità nell'Eneide non è solo un inconveniente, ma un motore creativo: il "disordine" del viaggio e della guerra permette la nascita di un nuovo ordine morale e politico, una tensione verso il trascendimento[137]. È un "rito esteso" che mette in scena e analizza il dramma del cambiamento, del passaggio da una condizione all'altra, fondamentale per la nascita di un popolo.
Andando oltre, ne Il processo rituale. Struttura e antistruttura[138] (edizione originale del 1972), egli analizza più in generale il comportamento rituale come chiave per comprendere la società e le dinamiche sociali. Per antistruttura, vede i fenomeni sociali che contrastano le strutture rigide, come il carnevale o i movimenti rivoluzionari. Dalle ricerche condotte sul campo presso le popolazioni ndem-bu dello Zambia, dell'Africa centrale, allo studio del concetto di rito, inaugura una grammatica nuova per interpretare ulteriormente i fenomeni sociali che ruota attorno ai concetti di "liminalità" e "communitas".
InAntropologia, liminalità, letteratura[139], raccoglie tre saggi, nei quali delinea la possibilità di applicare le categorie proprie dell'antropologia culturale alle varie espressioni delle società umane, con particolare riferimento alla letteratura e all'ethos collettivo.
La nozione chiave è quella di liminalità, che va compresa come una tensione sociale al trascendimento dell'ordine esistente ma anche come impulso alla creazione di nuovi linguaggi e di nuovi riferimenti morali. Le categorie con cui egli legge i fenomeni culturali illuminano la comprensione delle dinamiche socio-culturali dell'umanità contemporanea.
[DA AMPLIARE FINO A COMPETARE]
L'INNOMINATO
§ La doppia predestinazione - La visione liminale di epoca moderna
Fonte principale
L'Innominato è introdotto nel capitolo XIX de I Promessi Sposi; la sua figura viene approfondita e si concretizza col rapimento di Lucia nei capitoli XX e XXI, dove avviene anche il cruciale incontro con Lucia stessa e inizia la sua conversione; il processo di conversione culmina nel capitolo XXIII nell'l'incontro decisivo con il Cardinale Borromeo. Si tratta delle pagg. da 219 a 260 del volume più volte cit. Tuttavia, il personaggio continua ad apparire in capitoli successivi fino alla fine.
Tutto ciò, lasciando nella letteratura italiana e nella fantasia anche popolare[140] un'immagine indelebile e profondamente simbolica e educativa. Ha dato altresì luogo a una sequenza lunghissima di approfonditi ed eruditi studi da parte di una schiera elevatissima di studiosi di varie discipline e commentatori, lasciando chi scrive con tutta modestia, a dover andare a risciacquare con devozione i panni propri nelle acquee di Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno e sulle cui rive sono sepolti molti propri antenati[141].
Prospettiva diacronica
- L'epoca dell'Innominato è il XVII secolo. Precisamente gli anni intorno al 1628-
1630, durante la dominazione spagnola in Lombardia; il clima storico/sociale era segnato da oppressione, ingiustizia, prepotenze dei potenti (come l'esempio di Don Rodrigo manzoniano) e dalla presenza di bande di bravi, con un forte contrasto tra nobiltà corrotta e popolo.
Il paesaggio dell'epoca, riflettendo anche l'animo del nostro Personaggio e ben rispecchiando i tempi stessi, è descritto nel Romanzo come aspro e uggioso, con castelli isolati sui confini. In questo senso vedi l'immagine più sotto, Lilloni, Umberto, Il Castello dell'Innominato, Milano: 1936.
Le azioni del nostro personaggio si svolgono nel periodo storico posto sotto il controllo spagnolo nel Ducato di Milano e nelle aree circostanti. Il sistema sociale – ancora di tipo feudale – permetteva ai potenti (come Don Rodrigo) di agire impunemente, sopraffacendo e opprimendo i più deboli. Bande di bravi e signori come lui dominavano alcune aree, vivendo al di fuori della legge, in un proprio limes etico, sebbene malvagio.
Il Manzoni, tuttavia, utilizza il periodo storico dell'Innominato, la sua stessa figura e i paesaggi – che descrive come abbiamo detto – per far evolvere il concetto di limes dal significato puramente fisico e psicologico di confine, a una dimensione di limen più ampia; tra tensioni di ordine e caos, di legalità e sopruso, porta il "confine" a diventare il punto di passaggio cruciale tra il peccato e la grazia, tra il potere ingiusto e la Provvidenza divina[142].
In questo quadro in bilico tra il XVII e il XIX secolo,
la figura dell'Innominato si inserisce potente, sfaccettata e inquieta.
- Nel contesto storico del Romanzo, il confine è rappresentato dai citati limes di Don Rodrigo e dei suoi simili; ma in più ampia prospettiva, anche dalle zone di guerra che separano i potenti oppressori dai deboli, come la Guerra dei Trent'anni 1628-1631, ivi inclusa la Guerra di successione di Mantova e del Monferrato, che determina – vedi più ampiamente sotto – le tragiche[143] implicazioni nel corso della narrazione del Romanzo stesso.
La Guerra dei Trent'anni (1618-1648) fu un devastante conflitto in Europa centrale, ma anche in Italia del nord, iniziato per tensioni religiose tra cattolici e protestanti nel Sacro Romano Impero, ma degenerato in una lotta per l'egemonia politica che coinvolse le principali potenze europee (Asburgo, Francia, Svezia, Danimarca, Spagna), causando enormi distruzioni, carestie ed epidemie, e si concluse con la Pace di Vestfalia (1648), ridisegnando l'assetto geopolitico europeo. Guerra lunga e brutale che trasformò un conflitto religioso in una guerra totale per il controllo dell'Europa, segnando il passaggio all'età moderna[144].
Nell'ambito di questa guerra si inquadra anche la peste del 1630 raccontata nel Romanzo[145] tra i capitoli XXVIII et XXXI, introdotta dalle truppe imperiali di Ferdinando II d'Asburgo che scesero in Italia per sostenere i Gonzaga contro i Francesi, portando con sé mercenari tedeschi, i Lanzichenecchi e la peste:
Vengono; son trenta, son quaranta, son cinquanta mila; son diavoli, sono ariani, sono anticristi; hanno saccheggiato Cortenuova; han dato fuoco a Primaluna: devastano Introbbio, Pasturo, Barsio; sono arrivati a Balabbio; domani son qui[146].
La malattia devastò il Nord Italia, causando una mortalità altissima e interruzioni demografiche.
- Se passiamo a considerare l'ambito più specifico del XIX secolo, cioè il tempo in cui visse e operò Manzoni, ci accorgiamo come l'Autore trasfonda nel Romanzo e nella figura dell'Innominato in particolare, anche l'atmosfera che si respirava in quel tempo Ottocentesco.
Il concetto di limes, come già abbiamo accennato, nel contesto del Romanzo si trasforma da mera linea di separazione, definitivamente in limen come spazio complesso di identità e di scambio, influenzando il pensiero culturale, storico e politico specialmente nel Romanticismo, dove la soglia diventa un luogo di incontro tra "barbarie" e "civiltà", tra passato e presente. Si sta in quei tempi unificando l'Italia che diventa "Nazione", simbolo di confine identitario, storico e letterario, ma anche un'area di transizione e conoscenza.
Ricordiamo, a questo proposito, Giuseppe Verdi[147] – colonna sonora dei sentimenti patriottici di libertà e unità nazionale (… Viva V.E.R.D.I.) – che ebbe a utilizzare la composizione della celeberrima Messa da Requiem, scritta per il primo anniversario della morte del Manzoni, per trasformare, specie nel potente Dies Irae, il servizio funebre religioso anche in un'esplorazione laica del mistero della morte, un varco verso l'ignoto, il limen tra la vita e la morte[148].
Tornando all'atmosfera dell'Ottocento, il confine non è solo militare, ma un'area di interazione tra culture, idee, merci e persone, un "luogo di incontro" e "scambio[149]". Confine non solo difensivo, ma permeabile; un'area di controllo e di traffico che separa ma che anche unisce. Il limen è in quel momento storico e nel pensiero umano europeo, specialmente in ambito letterario, filosofico e simbolista, la metafora della soglia tra stati di coscienza[150], tra vecchio e nuovo[151], tra mondo antico e moderno, tra il sé e l'Altro.
Così vediamo nell'epoca in esame, studiare i limes romani (ad esempio quelli del Reno e del Danubio) non solo come fortificazioni, ma anche come aree di contatto culturale[152], influenzando la comprensione allora ricercata delle "origini nazionali". Il confine (geografico e metaforico) diventa un topos letterario, spaziando tra il mistero, il pericolo e la promessa di scoperta, come suggerito anche da autori come Giosuè Carducci[153] o Gabriele D'Annunzio[154].
In sintesi, nell'Ottocento il limen / limes trascende la sua accezione fisica per diventare una categoria interpretativa complessa: un luogo di transizione, un confine identitario e un simbolo culturale che permea la riflessione storica, filosofica e artistica.
Malvagità e orgoglio
Nel Romanzo l'Innominato viene presentato con una malvagità che origina da orgoglio, sete di indipendenza e da una ribellione verso la società che lo ha visto nascere in un mondo di prepotenze; agisce da tiranno per non subire la tirannia altrui, per non divenire lui stesso uno schiavo.
È signore in un confine invalicabile da lui creato.
Il suo potere si esercita a partire da questo confine, delimitando il suo territorio e stabilendo le sue regole. La sua posizione isolata, "a cavaliere a una valle scoscesa", lo rende uno spazio di confine tra il mondo civile e quello della violenza. È anche un confine strategico: si trova a frontiera tra lo Stato di Milano e la Repubblica di Venezia, offrendo al criminale vie di fuga, evidenziando la sua natura di fuorilegge. In esso le leggi della società non hanno valore e il male prospera indisturbato.
La sua fortezza è la manifestazione fisica di questa barriera, un luogo isolato e fortificato, il limes che lo separa dal resto del mondo.
Proprio ad esemplificare queste affermazioni, inseriamo qui sotto l'immagine di un quadro del Maestro del Chiarismo Lombardo Umberto Lilloni[155], pittura che mi ha sempre affascinata per la profonda interpretazione del paesaggio ove si inserisce il castello come simbolo della figura dell'Innominato prima della conversione, in un'accezione che richiama proprio quel concetto.
Umberto Lilloni - 1936 - Il Castello dell'Innominato
Collezione privata, riproduzione autorizzata
Rinascita morale e Pentimento radicale
In tutto questo si percepisce però un'ansia che lo porta a dominare, ma che lo rende al contempo schiavo del suo stesso potere e della sua fama oscura, come evidenziato dalla sua crescente inquietudine e dai suoi dubbi interiori. Come quando, congedato Don Rodrigo e "appena partito costui, sentendo scemare quella fermezza che s'era comandata per promettere, sentendo a poco a poco venirsi innanzi nella mente pensieri che lo tentavano di mancare a quella parola, e l'avrebbero condotto a scomparire in faccia a un amico, a un complice secondario" dà ordine al Nibbio immediatamente, quasi per non dover riflettere, di compiere il rapimento e attende poi con crescente inquietudine l'arrivo di Lucia al castello, che "Era aspettata dall'innominato, con un'inquietudine, con una sospension d'animo insolita. Cosa strana! quell'uomo, che aveva disposto a sangue freddo di tante vite, che in tanti suoi fatti non aveva contato per nulla i dolori da lui cagionati, se non qualche volta per assaporare in essi una selvaggia voluttà di vendetta, ora, nel metter le mani addosso a questa sconosciuta, a questa povera contadina, sentiva come un ribrezzo, direi quasi un terrore".
Così, seguendo il Momigliano[156], scopriamo l'Innominato è un'anima in lotta con sé stessa, figura di immensa volontà, che si erge sopra altri malviventi, cercando costantemente ostacoli per dimostrare la sua forza, dominando e imponendosi su tutto e tutti. Egli è un personaggio di forte profondità psicologica, uomo tormentato da dubbi e rimorsi, che vive in un'atmosfera di "fumo e bagliori", una "statua di bronzo" con nervi tesi dalla sua stessa forza.
Secondo Paolo Alberti[157], l'analisi dell'episodio dell'Innominato è fatta dal Momigliano in maniera circostanziata e interessante, ma la sezione più importante del saggio è probabilmente nella seconda e terza parte, nelle quali il Momigliano traccia il parallelo tra la conversione dell'Innominato e quella dello stesso Manzoni e rintraccia gli indizi di questo parallelo nella composizione degli Inni sacri e di Ermengarda ne L'Adelchi[158], Napoleone de Il cinque maggio[159] ecc., come elementi di formazione successiva delle varie sfaccettature della personalità dell'Innominato; su binari convergenti colloca la storia intellettuale della conversione del Manzoni attraverso le Osservazioni sulla morale cattolica, che rappresentano il retroterra di riflessione e speculazione per la creazione e costruzione del personaggio dell'Innominato.
La strada[160]
Il castello ha, naturalmente, una strada di accesso.
Questa strada è un sentiero stretto, tortuoso e ripido, che si inerpica su un poggio; un pendio "piuttosto erto, ma uguale e continuato", che si snoda tra dirupi e massi, quasi un "andirivieni di tane e di precipizi" scosceso, con un'osteria alla base chiamata "Malanotte" che serve da corpo di guardia e da punto di controllo, a dispetto della sua insegna solare. Il castello, che è comunque visibile da lontano, viene così reso inespugnabile.
Questa strada simboleggia il potere, l'emarginazione del proprio signore e, come si è detto, il suo limes, metafora della vita di peccato dell'Innominato.
Anche Don Rodrigo, dopo una sosta presso l'osteria, percorre la strada per andare a prendere accordi con l'Innominato allo scopo di rapire Lucia.
Accade però che proprio questa strada venga a un certo punto percorsa anche da Lucia Mondella. Ne vedremo le conseguenze sul limes interiore psicologico dell'Innominato.
Dobbiamo ora però notare come in Manzoni, soprattutto ne "I Promessi Sposi", le strade, in generale, non sono semplici scenari ma elementi narrativi e simbolici, rappresentando percorsi di vita, incontri, smarrimento (le vie di Milano) e legame con la realtà storica (la strada Lecco-Milano).
Questo, ad esempio, a incominciare dal commovente e poetico "Addio" di Lucia, dove il paesaggio si allontana lungo una lenta strada acquea percorsa con una barca, mostrando la tristezza e l'incertezza; alla fuga di Renzo verso Milano e il suo viaggio, dove le strade sono piene di pericoli e imprevisti, simboleggiando le avversità che ogni cristiano deve affrontare; e, ancora, alle strade stesse di Milano, palcoscenico del caos, dei tumulti popolari e degli errori di Renzo, simboleggiando la complessità del mondo e il disordine sociale; alla fuga verso l'Adda, tragitto di liberazione e speranza, ma costellato di pericoli e incontri significativi, accompagnando Renzo a una maggiore maturità. Questi, proprio attraverso le disavventure stradali, passa dall'ingenuità alla consapevolezza, imparando a riflettere e a fidarsi di Dio, trasformando la strada in un'esperienza formativa.
La "Strada" è in Manzoni come metafora del destino umano, un luogo di prova e di rivelazione, dove i personaggi si trovano di fronte anche a biforcazioni, si perdono e si ritrovano, imparando a superare le difficoltà attraverso la pazienza, la fede e una profonda fiducia nella Provvidenza. La giustizia imperfetta e corrotta degli uomini (sulla strada)[161] si scontra con la giustizia infallibile di Dio, che si manifesta proprio attraverso le tribolazioni del viaggio terreno[162]. La storia non è solo lotta, ma anche il luogo dove opera la Provvidenza, che spesso interviene proprio al limen degli eventi, trasformando il male in bene, come la "bravura" che diventa strumento di giustizia, il male che purifica. I bravi, inizialmente strumenti del male e della prepotenza dei signori (come don Rodrigo), diventano involontariamente strumenti di giustizia divina tramite la Provvidenza: la loro violenza scatena eventi che portano alla punizione dei malvagi e alla purificazione, specialmente attraverso la peste, che livella tutti, portando il crudele don Rodrigo alla morte, mentre i bravi stessi, come il Griso, soccombono alla malattia, trasformando il loro stesso "male" (la peste) nel veicolo della giustizia che li annienta, purificando la società[163]. Si direbbero catalizzatori di crescita delle loro stesse vittime.
Tornando alla nostra strada verso il castello, parliamo del capito XX del Romanzo, dopo aver lasciato il convento di Monza, Lucia viene attirata da una carrozza che sembra offrire aiuto, ma è una trappola. Viene afferrata, imbavagliata e caricata a forza nella carrozza, urlando e lottando disperatamente, ma senza successo; il viaggio è un'alternanza di terrore, svenimenti e risvegli, fino a quando viene portata al castello dell'Innominato.
Viaggio lungo la strada interiore dell'Innominato
Lucia arriva al castello e il suo primo colloquio con l'Innominato (capitolo XXI) è un momento cruciale di confronto tra innocenza e malvagità, dove Lucia, terrorizzata ma dignitosa, implora la liberazione, pronunciando la frase chiave "Dio perdona tante cose per un'opera di misericordia", che colpisce profondamente l'Innominato, innescando la sua crisi di coscienza e portandolo verso la conversione, Ne segue la notte: l'Innominato si muove tra il sonno agitato e la veglia tormentata, in una dimensione sospesa e onirica del suo stato interiore. Le sue paure, la sua coscienza e la sua solitudine si scontrano, facendogli sperimentare il vuoto della sua esistenza.
La "notte dell'Innominato" è il momento cruciale e drammatico del Capitolo XXI del Romanzo, in cui il potente criminale, tormentato dai rimorsi dopo aver rapito Lucia, vive una crisi spirituale profonda, l'insonnia, il terrore e il conflitto tra la sua vecchia vita di peccato e la possibilità di redenzione. Non riesce a dormire, assalito da pensieri oscuri, rimorsi per i suoi crimini e l'orrore della sua esistenza passata; riflette sulla sua vita, sul vuoto che sente, sulla morte e sulla vita dopo la morte, arrivando a considerare il suicidio, ma viene bloccato dal terrore dell'ignoto; le parole di Lucia, che gli ha implorato perdono e ha parlato di misericordia, risuonano potenti nella sua mente, creando una speranza di cambiamento; è combattuto tra il desiderio di continuare la sua vita di violenza e una crescente compassione, una lotta tra il "vecchio" e il "nuovo" sé.
In quella notte è Ulisse; un Odisseo interiore che naviga verso la luce alla ricerca di salvezza, come il naufrago su cui "l'onda s'avvolve e pesa, l'onda su cui del misero, alta pur dianzi e tesa, scorrea la vista a scernere prode remote[164]" ma questa volta non "invan".
I suoi sono sogni liminali. In tempi recenti[165] , che il Manzoni sembra aver ben anticipato, il sogno liminale è stato interpretato come una forma particolare di sogno che si verifica durante le fasi di transizione tra lo stato di coscienza vigile e quello di riposo. Si tratta di un'esperienza vorticosa, e di libera associazione che si svolge ai margini della nostra mente; la coscienza vaga e mescola ricordi, pensieri e immagini visionarie.
La mattina dopo, i suoi incubi lo spingono oltre la soglia del castello; vede la gioia della gente che si dirige verso il Cardinale Borromeo; prova quasi invidia per la loro felicità. Avverte un imperioso bisogno di unirsi a loro, trasognando di cambiare radicalmente e cercare la salvezza, uno scampo psicologico e spirituale andando dal Cardinale Borromeo.
Così la soglia del castello è l'inizio del suo passaggio, del suo limen.
Giunti a questo puto, pare utile compiere un'ulteriore breve digressione e inserire la riproduzione di un altro quadro: Ritratto dell'Innominato[166] di Francesco Haiyz[167].
L'olio su tela cattura il momento cruciale della redenzione del personaggio[168], trasformando la sua figura di potente criminale in un simbolo di lotta interiore tra tenebra e luce, evidenziando il dramma della conversione grazie alla fede e all'incontro con Lucia, con un uso magistrale di luci, ombre e un forte senso di spiritualità che anticipa il mutamento interiore del personaggio, rendendolo un'icona
Francesco Haiyz - 1845 – Ritratto dell'Innominato
Collezione privata, ha partecipato a diverse mostre a Milano
romantica del
passaggio dalla malvagità alla bontà.
Ancora la strada.
La strada di discesa dal monte e poi quella verso il Cardinale Borromeo, rappresentano un passaggio fisico e simbolico dalla sua precedente esistenza di criminale a quella di uomo redento.
Giungiamo alla soglia del vero momento ultimo della conversione: l'incontro con il Cardinale è la conferma del suo attraversamento del limen. Le parole del cardinale non sono tanto una condanna, quanto una guida per fargli accettare pienamente il suo passaggio. L'Innominato, piangendo, riconosce il vuoto della sua vita passata e abbraccia la possibilità di una nuova esistenza.
Ecco che si trova sulla soglia tra due mondi: il vecchio mondo del crimine e il nuovo mondo che si apre con la possibilità della salvezza. È in questa fase di transizione che l'Innominato diventa un "traghettatore" di se stesso, un individuo che vive e si muove tra due dimensioni, tra due stati di esistenza.
Questo passaggio è segnato da un conflitto interiore, da un'agitazione che rispecchia la complessità della condizione umana, divisa tra il bene e il male, la libertà e la schiavitù ed è l'esempio più significativo di liminalità nel Romanzo manzoniano. La sua conversione non è un evento improvviso, ma il culmine di un lungo processo che che abbiamo cercato di delineare e che lo ha portato a vivere in una condizione di confine, sulla soglia del cambiamento.
Ancora A. Momigliano analizza la complessa figura del dell'Innominato[169], evidenziando la sua profonda crisi spirituale fino alla conversione innescata dall'incontro con Lucia, un momento cruciale che segna il passaggio dalla malvagità alla ricerca di redenzione. L'incontro con la prigioniera nel suo castello è il catalizzatore della sua conversione; la innocenza e la disperazione della ragazza accendono in lui una luce di spiritualità. Il successivo colloquio con il cardinale Federico Borromeo segna il passaggio dall'arbitrio e dalla malvagità alla ricerca di un significato superiore, trasformando radicalmente il personaggio.
Sottolinea il Momigliano, come l'Innominato sia una delle anime più sfaccettate e psicologicamente intense del romanzo.
Cesare Angelini (Cit.), giunge addirittura a vedere l'Innominato come l'ultima espressione dell'uomo rinascimentale machiavellico: un eroe titanico, superuomo, guidato da un individualismo estremo e dalla volontà di non conformarsi alla massa, la cui sconfitta finale (tramite la conversione) simboleggia il trionfo della morale cristiana e religiosa sui valori pagani e rinascimentali incarnati dal Principe di Machiavelli. L'Innominato, prima della conversione, è descritto come un "eroe" che vive al di sopra delle leggi comuni, un tipo di individuo che si forma attraverso le tensioni del Rinascimento, proprio come i principi studiati da Niccolò Machiavelli. L'individualismo Titanico rappresenta un'affermazione assoluta della propria volontà e potenza, un'autonomia morale che lo pone al di sopra degli altri. La sua conversione, stimolata dal cardinale Borromeo, segna il superamento di questa visione pagana e individualistica, rappresentando la vittoria dei valori cristiani (umani e religiosi) sul nichilismo rinascimentale[170].
L'Innominato come punto cruciale del limen religioso del Manzoni
L'episodio fondamentale della vita del personaggio, la notte che precede la conversione (Cit.), ha proposto l'arduo tema della religiosità manzoniana. Proprio perché relative ad una questione così complessa, le ipotesi critiche sull'episodio divergono sostanzialmente.
Per comprendere le divergenze critiche, dobbiamo qui intanto focalizzare il percorso religioso del Manzoni, che trascolora da una profonda crisi di scetticismo illuministico a una conversione al cattolicesimo senza vera rottura, ma con una sintesi, che vide la fede come compimento della ragione umana e non come suo contrario, portandolo peraltro alla sua ricerca di una letteratura utile e "popolare". Conversione, deve essere sottolineato, influenzata dalla convinzione calvinista della moglie Enrichetta Blondel.
Detto questo, dobbiamo poi premettere, seppure brevemente, alcuni punti fondamentali che chiariscano le divergenze tra Cattolicesimo e Calvinismo: mentre il Cattolicesimo enfatizza la mediazione della Chiesa e i sacramenti come canali di grazia, il Calvinismo pone al centro la Sovranità di Dio, la predestinazione come elezione divina e una vita etica rigorosa come segno della grazia, con la Bibbia come unica guida.
In ciò, aiutati e istruiti da Luigi Russo[171] e Ferruccio Ulivi[172], che contribuiscono a chiarire i termini del problema.
Luigi Russo nota[173] "il profondo concetto di Dio che aveva il Manzoni. Gli pareva sentirlo gridar dentro di se: Io sono però. Iddio viene di dentro come la morte. Non dall'esterno e per l'insegnamento altrui, ma dall'interno e per intuizione insoffocabile nasce Iddio nel cuore degli uomini, come sentimento della morte prima, come sentimento della giustizia poi, e infine come sentimento della sua eterna presenza. Questo primo punto è importante che sia fissato per combattere l'interpretazione di alcuni critici cattolici, che attribuiscono la conversione dell'innominato agli occhi di Lucia prima, e alle parole catechistiche del cardinale dopo. Per il Manzoni, una conversione viene sempre dal di dentro, gli incontri ed i colloqui con gli altri uomini sono soltanto la parte fenomenica, contingente, di quella conversione. Chiamerò questo concetto manzoniano di Dio il concetto del Dio-passione, da contrapporre al Dio-mito di più superficiali credenti: un Dio che viene precisamente dal di dentro, colui che atterra e suscita, che affanna e che consola, della strofa del Cinque Maggio. È lo stesso concetto di Dio che il cardinale chiarirà nel colloquio con il grande ribaldo".
Ferruccio Ulivi approfondisce il tema anche dal punto di vista teologico[174]: "Nell'insieme, una concezione della conversione dei peccatori dove forse non è assurdo trovare più di una coincidenza con la crisi dell'innominato; le cui fasi sono infatti, sottolineate dal passaggio dello stato d'animo della "notte tremenda" [cap. XXI] - quando, alla fine di riflessioni spinte sin quasi al suicidio, gli sopraggiunge il sospetto del vero dell'altra vita con le sue pene: qualcosa, cioè, "di più tristo, di più spaventevole," di questa - alla rivelazione dell'amor di Dio che gli parla per bocca di Federigo, e per cui si compie veramente il "prodigio della misericordia" - come la conversione è detta [cap. XXIII -: quel prodigio che spande come un'aura soprannaturale, ispirando in coloro stessi che vi assistono senza saperne, "una gioia di cui non sentono ancora la cagione", "un ardore indistinto di carità e un rendimento di grazie" del quale il convertito è D'oggetto non ancor conosciuto", e che è dovuto all'azione dello Spirito, che qui entra con tutta la potenza dei suoi effetti … [Omissis] … Ed ora veramente si attua la prospettiva misericorde di Lucia: "Dio perdona tante cose per un'opera di misericordia" [cap. XXI], perché ora soltanto l'opera di misericordia, prima intimamente prevista, è decisa sotto l'impulso dell'amor di Dio. E solo da ora comincia quel meccanismo psicologico della nuova vita, che, anch'esso, il Manzoni ha dedotto - sembra a noi - dai suoi testi secenteschi. Com'è noto, dice l'innominato al Cardinale - dopo il pianto salutare - di provare "un refrigerio, una gioia, sì una gioia" quale non ha provata mai in tutta la sua orribile vita [cap. XXIII]. … [Omissis] … Nella narrazione dell'evento non vi è un sol tratto che lasci di porne in luce la straordinarietà: e non come violenza fatta alle leggi della natura - secondo un concetto taumaturgico del miracolo, che qui non è in alcun modo in causa - ma come intervento eccezionale della volontà di Dio; eccezionale in quanto gratuito e diverso da tanti altri casi. Non si tratta, dunque, di "miracolo" in qualcuno dei sensi previsti già dalla critica; ma neppure, soltanto, di "un sapiente disegno di Dio, per la sua indulgenza dalle mille vie, per entro l'ambito di un generico "fervore di fede", come vuole il Momigliano ciò che renderebbe perfettamente inutile la discussione - apparsa infatti vuota e antiquata - se sia grazia, o psicologia. E la risposta è che si tratta di un moto psicologico dell'uomo: ma psicologia svolgentesi secondo un procedimento previsto dagli autori religiosi, dove rientra il quid meraviglioso della grazia, come si conferma quando il neo-convertito passa dalla fase d'orrore dei delitti al riconoscimento di Dio e della sua bontà".
Il problema della doppia predestinazione nell'Innominato e nell'umanità
Continuando le riflessioni sulle divergenze tra Cattolicesimo e Calvinismo, entriamo per chiarirle in modo specifico nella figura dell'Innominato, in uno scritto a dialoghi su questo tema, vivido e immediato, di Luciano Lilloni[175], I dialoghi del Castello d'Aten. Ci riferiamo all'Atto VI, scena V e scena VI, I pareri di Don Lisander[176], pagg. 173/182:
[DA COMPLETARE FINO A COMPIMENTO]
CONCLUSIONI
[DA COSTRUIRE]
BIBLIOGRAFIA
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- Van Gennep, Arnold, I riti di passaggio, Traduzione di M. L. Remotti, Bollati Boringhieri, Torino: 2012 – ISBN 9788833923284 – Copia del libro è di mia proprietà.
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[1] portatore di più significati.
[2] diacronìa s. f. [comp. di dia- «attraverso» e gr. χρόνος «tempo», coniato sul modello di sincronia]. – Termine introdotto nella linguistica dal glottologo svizzero F. de Saussure (1857-1913), in contrapp. a sincronia, per indicare il fattore tempo che nell'esistenza di una lingua permette a questa di variare continuamente e di farsi attuale in una serie indefinita di espressioni linguistiche; anche, il metodo di studio che considera la lingua in tale prospettiva storica, individuandone i mutamenti e i modi dell'alterazione: analisi, esame di una lingua (o di un dialetto) in diacronia.
Da Vocabolario Treccani, Fondazione Treccani, Roma. Consultabile e consultato liberamente su:
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[3] Limes, inis, n., 1) limite tra due campi – 2) limite, confine – 3) differenza – 4) frontiera, baluardo, bastione, Da IL Vocabolario della lingua latina, Castiglioni Luigi e Scevola Mariotti, p. 845. Loescher, Torino: 1972. L'ho pure questo reperito in Sistema Bibliotecario di Milano, Biblioteca Sormani.
[4] Da Vocabolario Treccani, Fondazione Treccani, Roma.
[5] Nell'anno 9 d.C. le truppe germaniche tesero un'imboscata all'esercito di Publio Quintilio Varo, distruggendolo. Dopo questa colossale sconfitta i romani abbandonarono la sponda orientale del Reno: le terre germaniche non avrebbero parlato una lingua romanza.
Vicente, Juan José Palao, La battaglia di Teutoburgo, la più dolorosa sconfitta di Roma, Su: Storica National Geographic, Milano: 29/05/2024 - https://www.storicang.it/a/battaglia-di-teutoburgo-piu-dolorosa-sconfitta-di-roma_14957
[6] Capelli, Andrea, in Modena Bologna terra di confini limes e limen - Il confine: una linea che separa e unisce, University Heritage Patrimonio culturale in rete, Modena: Gennaio 2021.
https://universityheritage.eu/modena-bologna-terra-di-confini-limes-e-limen/#:~:text=Il%20limes%2C%20confine%2C%20%C3%A8%20frutto,condizione%20del%20rapporto%20incontro%2Dcomunicazione - Letto in data 10/12/2025.
[7] Vedi note diverse infra.
[8] Limen, liminis, n., 1) limitare, soglia ingresso – 2) confine – 3) casa, dimora – 4) traguardo di partenza: limen relinquere, scattare dalla linea di partenza, Verg., Da IL Vocabolario della lingua latina, Castiglioni Luigi e Scevola Mariotti, cit., p. 845. Reperito in Biblioteca Pubblica di Luino.
[9] λἱμήν -ένoς, porto, rifugio, asilo – ricetto, nascondiglio, asilo. Da GI Vocabolario della lingua greca, Montanari, Franco, p. 1191, Loescher, Torino: ris. 1998. Anche questo volume l'ho reperito in Sistema Bibliotecario di Milano, Biblioteca Sormani.
[10] https://aulalettere.scuola.zanichelli.it/sezioni-lettere/il-passato-ci-parla/confine-limite-soglia/
[11] Gentile, Andrea, Intuizione creativa, Rubbettino Università, Roma: 21 dicembre 2018 – ISBN:9788849857597.
[11] α Poitiers, 2 settembre 1935 – Ω Parigi, 24 luglio 2023. Fu un antropologo, etnologo, scrittore e filosofo francese. È noto per aver introdotto il neologismo nonluogo, utilizzato per indicare tutti quegli spazi che hanno la prerogativa di non essere identitari, relazionali e storici –
https://it.wikipedia.org/wiki/Marc_Aug%C3%A9
[11] α Ludwigsburg, 23 aprile 1873 – Ω Bourg-la-Reine, 7 maggio 1957
Van Gennep, Arnold, I riti di passaggio, Traduzione di M. L. Remotti, Bollati Boringhieri, Torino: 2012 – ISBN 9788833923284 – Copia del libro è di mia proprietà.
Anche su: https://www.adir.unifi.it/rivista/1999/lenzi/cap3.htm
[11] α Glasgow, 28 maggio 1920 - Ω Charlottesville, Virginia, Stati Uniti, 18 dicembre 1983 – Più ampiamente cit. infra. Infra più ampiamente cit.
[11] Cit.
[12] Bramanti, Asteria, Scuola e Ulisse: limiti, soglie e passaggi, Dire fare insegnare,Imola:12 Gennaio 2024 – Su:
https://www.direfareinsegnare.education/scuola-e-ulisse-limiti-soglie-e-passaggi/#:~:text=Un%20limite%20che%20non%20%C3%A8%20solo%20fisico%2C%20ma%2C%20soprattutto%20mentale.&text=Per%20definizione%20il%20limite%20deriva,si%20configura%20nella%20sua%20dinamicit%C3%A0.
[13] α Poitiers, 2 settembre 1935 – Ω Parigi, 24 luglio 2023. Fu un antropologo, etnologo, scrittore e filosofo francese. È noto per aver introdotto il neologismo nonluogo, utilizzato per indicare tutti quegli spazi che hanno la prerogativa di non essere identitari, relazionali e storici –
https://it.wikipedia.org/wiki/Marc_Aug%C3%A9
[14] α Ludwigsburg, 23 aprile 1873 – Ω Bourg-la-Reine, 7 maggio 1957
Van Gennep, Arnold, I riti di passaggio, Traduzione di M. L. Remotti, Bollati Boringhieri, Torino: 2012 – ISBN 9788833923284 – Copia del libro è di mia proprietà.
Anche su: https://www.adir.unifi.it/rivista/1999/lenzi/cap3.htm
[15] α Glasgow, 28 maggio 1920 - Ω Charlottesville, Virginia, Stati Uniti, 18 dicembre 1983 – Più ampiamente cit. infra. Infra più ampiamente cit.
[16] Cit.
[17] Plotino; Madame Blaváckij; Firth, Violet Mary, detta Dion Fortune. Tutti meglio infra cit. con dettaglio delle loro idee e osservazioni nella Sezione "Il concetto di liminalità, come è stato ampliamente affrontatonelle diverse Epoche dell'Umanità". Oggi possiamo vedere il passato fino a poco dopo il Big-bang mediante la tecnologia avviata da Galileo Galilei ed evolutasi nel tempo,,
[18] Karl Marx, Antonio Gramsci, Giovanni Gentile, Benedetto Croce; tutti infra cit. nella medesima Sezione.
[19] Caffaro, Umberto, Odissea, Testo Integrale con Introduzioni a ogni Canto, traduzione, note dell'Autore e Illustrazioni, per Capire e Vivere il Viaggio di Ulisse, Amazon Italia Logistica, Torrazza Piemonte: 2025, ISBN 9798297135475 – Da copia del libro di mia proprietà.
L'esistenza di Omero non è mai stata storicamente accertata. Secondo la tradizione, Omero sarebbe stato un cantore cieco vissuto intorno alla metà dell'VIII secolo a.C., che viaggiò molto per le corti delle città greche raccontando le sue storie. Da L'Epica greca – La questione omerica, Pearson PLC, Londra.
[20] Marone, Publio Virgilio, Eneide, traduzione a cura di Rosa Calzecchi Onesti, Einaudi, Torino: 2025, ISBN 9788806224748 – Da copia del libro di mia proprietà.
[21] Manzoni, Alessandro, I promessi sposi, Edizione integrale con numerose note e commenti di importanti studiosi (Giorgio Petrocchi, Ermenegildo Pistelli, Giuseppe Bindoni, Niccolò Tommaseo, Luigi Russo, Eugenio Donadoni), SIQ Editore, Torrazza Piemonte: ristampa 2025, ISBN 9791282221108 – Da copia del libro di mia proprietà.
[22] È il notissimo aforisma comunemente attribuito a Eraclito, pur mai esplicitamente formulato in ciò che dei suoi scritti conosciamo (Nacci, Jacopo, Eraclito: il panta rei e il logos, videolezione https://www.youtube.com/watch?v=jfZpbHjBU8k&t=31s: 25 marzo 2012, 4'32''. Da me ascoltata il 12/12/2025.
[23] Nel frammento 91 D.K. (Diels – Kranz) Eraclito afferma il principio del divenire universale e del cambiamento perpetuo.
Diels, Hermann; Kranz, Walther (cioè D.K.), Die Fragmente der Vorsokratiker (I frammenti dei Presocratici) - Vol. unico 1ª edizione: 1903 – 3 Voll. 5ª edizione curata da Walther Kranz: 1934-1937. Copi fotostatica delle pagine interessate, gentilmente fornitami e tradottemi da A.V., Professoressa di Storia Medievale presso l'Università di Pisa.
[24] α Efeso, 535 a.C. – Ω Efeso, 475 a.C.
[25] Il soprannome deriva dalla sua filosofia enigmatica e del suo stile di scrittura aforistico e apparentemente contraddittorio, che ne rendeva difficile la comprensione.
[26] Età antica: dall'invenzione della scrittura (3500 a.C.) alla caduta dell'Impero Romano d'Occidente (476 d.C.)
Età medievale: dalla caduta dell'Impero Romano d'Occidente (476 d.C.) alla scoperta dell'America (1492)
Età moderna: dalla scoperta dell'America (1492) alla Rivoluzione francese (1789)
Età contemporanea: dalla Rivoluzione francese (1789) o dalla Rivoluzione industriale (1750) al presente.
In Le quattro età storiche: un viaggio attraverso le convenzioni temporali. Appunto di orientamento sulle età storiche: Eta' Antica, il Medioevo, Eta' Moderna e Eta' Contemporanea. Su: Skuola.net, Torino: 2024.
[27] α (località?) 1303 a.C. – Ω Pi-Ramses, luglio/agosto 1213 o 1212 a.C. - In Egitto si manifestava una concezione di soglia attraverso la costruzione di fortificazioni e templi di confine (come quello con la Nubia), funzionando da soglia (benché i termini limen e limes siano impropri almeno sotto il profilo semantico) tra il fertile Egitto e la terra straniera, per controllare il passaggio, il commercio e la difesa militare, segnando il limite tra il "dentro" (ordine, civiltà) e il "fuori" (caos, estraneo). Ramesse II, espandendo il regno, rinforzò questi punti di passaggio, creando un limen fisico e simbolico.
Jacq, Christian, Ramses, traduzione di Francesco Saba Sardi, Arnoldo Mondadori Editore, Milano: giugno 1999 – ISBN: 8804464836. L'edizione originale in lingua francese è del 1995.
[28] Bibbia, Esodo, capitolo 32, in particolare versetti 15-16, 19; capitolo 34: 1-4.
[29] Le conoscenze degli antichi rabbini derivano principalmente dalla Torah come legge scritta e dalla Torah orale, rivelata (dagli Egizi in una prospettiva laica come deducibile in Ramses di Christian Jacq, cit., o da Yahweh in una prospettiva religiosa, Bibbia, cit.) a Mosè e tramandata oralmente per secoli, coprendo precetti, leggi e saggezza, organizzata poi in testi come la Mishnah e il Talmud, integrate da discussioni, filosofia e tradizioni mistiche della Cabalà.
Enriquez, Daniela, L'ermeneutica ebraica delle origini tra filosofia e sapere rabbinico, MEDIAEVAL SOPHIA, E-Review semestrale dell'Officina di Studi Medievali, MS 5, pp. 28-595, Palermo: gennaio-giugno 2009.
[30] α Atene, 470/469 a.C. – Ω Atene 399 a.C.
[31] α Atene, 428/427 a.C. – Ω Atene, 348/347 a.C. – Plat. Apol. 21b-22e; Plat. Apol. 23a-b
[32] αStagira 384 o 383 a.C. – Ω Calcide 347 a.C.
[33] αLicopoli, 203/205 circa d. C. – Suio, 270 d.C.
[34] α Tagaste, 13 novembre 354 – Ω Ippona, 28 agosto 430.
[35] α Königsberg, 22 aprile 1724 – Ω Königsberg, 12 febbraio 1804.
In Emmanuel Kant il concetto di liminalità si manifesta nella sua filosofia dei limiti (Grenzen) della ragione, dove il limen,inteso come soglia, è cruciale: è il confine tra il conoscibile (fenomeno) e l'inconoscibile (noumeno), una zona di tensione dinamica e necessaria che definisce il campo della conoscenza umana e morale, spingendo la ragione a interrogarsi su ciò che trascende l'esperienza senza oltrepassarla, stabilendo così il limes, inteso come confine, tra il possibile e l'impossibile, essenziale per l'autonomia critica e la "maggiore età" illuminista. Così, Bellucci, Chiara Kant e la filosofia del limite, l'essere dell'uomo come essere nel limite - In Istoria, N. 130, Roma: Ottobre 2018. https://www.instoria.it/home/kant_filosofia_limite.htm
[36] Nella filosofia romantica, il concetto di limennon è un limite statico, ma una zona dinamica e porosa che apre all'infinito, al mistero e all'oltre, permettendo il passaggio dall'immanente al trascendente, dal finito all'infinito, grazie all'immaginazione e al sentimento, elementi chiave per percepire la totalità e l'inesplorato, al di là della ragione e dei confini razionali, come nella poetica del sublime.
Gentile, Andrea, Sulla soglia. L'io e il «limen» nel fluire del tempo, ARETÉ - VOL. 5, 2020 - ISSN 2531-6249 DOI: 10.69138/arete-2531-6249-20200502. Andrea Gentile è Professore Ordinario di Filosofia Teoretica e Direttore del Dipartimento di Scienze Umane presso l'Università degli studi Guglielmo Marconi. chrome-extension://efaidnbmnnnibpcajpcglclefindmkaj/https://arete.unimarconi.it/wp-content/uploads/arete_vol_5_2020_01_introduzione_GENTILE.pdf
[37] α Stoccarda, 27 agosto 1770 – Ω Berlino, 14 novembre 1831.
[38] Vd. infra citati i Pensatori che si sono ritenuti più adeguati ai fini della dimostrazione dell'Ipotesi, con dettaglio delle loro idee e osservazioni nella Sezione "Il concetto di liminalità, come è stato ampliamente affrontatonelle diverse Epoche dell'Umanità"
[39] D.K., significato cit.
[40] α Gallia Narbonense o Terni,55 d.C. (anno di nascita incerto, forse) - Ω 117-120 d.C. (anno di morte, dopo l'117). Ha coperto, quindi, gran parte dell'epoca imperiale romana vivendo, come detto nel testo, sotto imperatori come Domiziano, Nerva, Traiano e Adriano.
[41] Erano i verbali ufficiali delle discussioni e delle decisioni del Senato romano, ACTA senatus, populi, diurna in "Enciclopedia Italiana", su treccani.it., che cita le Fonti: Cicerone, Ad familiares, 12, 23, 2; Svetonio, Caesar, 20; Augustus, 36; Petronio, Satyr., 53. Letto il 23/12/2025:
https://www.treccani.it/enciclopedia/acta-senatus-populi-diurna_(Enciclopedia-Italiana)/
[42] Tacito, Publio Cornelio, De origine et situ Germanorum, Roma: attorno al 98 d.C – Consultato mediante formato Kindle, con saggio introduttivo di Nicola Bizzi, Edizioni Aurora Boreale, ISBN 9791280130761.
[43] Tacito, Publio Cornelio, Annales, Roma: Tra il 114 e il 120 d.C – Consultato nel volume tradotto da Bianca Ceva e con introduzione di Cesare Questa, (benemerita!) BUR di Rizzoli, Milano Segrate: 1981, ISBN: 8817123099 – Copia del Libro è di mia proprietà.
[44] Reale, Giovanni, Socrate e la scoperta dell'essenza dell'uomo, Editore Vita e Pensiero dell'Università Cattolica, Milano: 19 agosto 2020, ISBN: 9788834329009.
[45] Plotino, Enneadi, a cura di Vincenzo Cilento, Laterza, Bari: 1948, vol. 3. Vincenzo Cilento (1903-1980), fu un importante storico della filosofia italiana, specializzato in neoplatonismo e antichità greca.
[46] Disambiguazione della terminologia di questo lavoro: nel Neoplatonismo di Plotino, il termina si riferisce ai tre livelli ontologici fondamentali (come nel testo: l'Uno, l'Intelletto e l'Anima) da cui emana il reale.
[47] Sulla trascendenza dell'Uno, cfr. Giovanni Reale, Il pensiero antico, Vita e Pensiero casa editrice dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano: 2001 – ISBN: 9788834307007.
[48] Cherchi, Gianpaolo (Docente presso l'Università degli studi di Sassari), Il limite in un orizzonte ontologico, etico ed estetico nella filosofia di Agostino, Università telematica Marconi, DOI: 10.69138/arete-2531-6249-20230815. Page 2. ARETÉ - VOL. 8, 2023 - ISSN 2531-6249. 358. 1.
[49] α Firenze, tra il 14 maggio e il 13 giugno 1265 – Ω Ravenna, notte tra il 13 e il 14 settembre 1321.
[50] Alighieri, Dante, Divina Commedia – Inferno, Canto XXVI, Bolgia VIII, vv. 124-126.
[51] α Salisburgo, 27 gennaio 1756 – Ω Vienna, 5 dicembre 1791.
[52] Alfieri, Fabrizio, Mozart. Il viaggio iniziatico nel «Flauto magico», Luni Editrice, Milano: 2023, ISBN 9788879844024. Reperito in Biblioteca Pubblica di Luino.
[53] Tra i tanti lavori che ho reperito in rete su Mozart, suggerisco: Il divino maestro, Erasmo anno VI numero 12, Pagg. 30 et 31, GOI, Roma: dicembre 2021 - https://www.grandeoriente.it/il-5-dicembre-1791-fa-passava-all-oriente-eterno-wolfgang-amadeus-mozart-tra-i-piugrandi-geni-della-musica-di-tutti-i-tempi/
[54] α Ginevra, 28 giugno 1712 – Ω Ermenonville, 2 luglio 1778.
[55] Potetio, Andrea, L'idea di cultura nella tradizione pedagogica, CQIA Rivista di pubblicazioni scientifiche di Fascia A nei settori pedagogici dell'Università di Bergamo, Bergamo: Novembre 2020 – l'Autore citato è professore ordinario di pedagogia generale e sociale (settore disciplinare M-PED-01) presso l'Università degli studi di Bergamo e insegna nel corso triennale di scienze dell'educazione e nel corso magistrale di scienze pedagogiche. Consultato il 22/12/2025 su https://share.google/DX8WCw60JqLnYCrej.
[56] α Stoccarda, 27 agosto 1770 – Ω Berlino, 14 novembre 1831
[57] Da: LUZI, Flavio, Attraversare il limite. Per un pensiero della soglia, Roma: 17/05/2022, IRIS Catalogo Ricerca UNIROMA1, 07 Tesi di Dottorato – Nel web:
https://iris.uniroma1.it/handle/11573/1633455#:~:text=Immanuel%20Kant%20ha%20tematizzato%20il%20limite%20nel,dell'infinito%20e%20una%20diversa%20teoria%20dello%20spazio.
[58] α Glasgow, 1º gennaio 1854 – Ω Cambridge, 7 maggio 1941.
[59] Frazer James George, Il ramo d'oro. Studio della magia e la religione, traduzione di Lauro De Bosis, Bollati Boringhieri, Torino: 2012 – ISBN 9788833922898 - Copia del libro è di mia proprietà.
[60] α Ludwigsburg, 23 aprile 1873 – Ω Bourg-la-Reine, 7 maggio 1957.
[61] Origine semantica del termine supra cit.
[62] Van Gennep, Arnold, I riti di passaggio, Cit.
[63] α Pozzolo Formigaro, 6 giugno 1943. Già professore ordinario di Antropologia culturale e già presidente del corso di laurea in Comunicazione interculturale presso la Facoltà di Lettere e filosofia dell'Università degli Studi di Torino.
[64] α Torino, 1941 – Ω Genova, 1980, fu un intellettuale eccezionale, precoce e poliedrico, che studiò a fondo il mito, la mitologia e la cultura tedesca (Rilke, Thomas Mann, Elias Canetti), diventando docente universitario per meriti straordinari.
[65] Vd. nota supra.
[66] Cit.
[67] α Albuzzano, 2 agosto 1886 – Ω Pavia, 27 settembre 1976, è stato un presbitero, scrittore e critico letterario italiano.
[68] Angelini, Cesare, Capitoli sul Manzoni vecchi e nuovi, Manzoni e la critica; Mondadori, Milano: 1969, pp. 319-325 - UNSPSC-Code:55101500. Consultato in Sistema Bibliotecario di Milano, Biblioteca Sormani.
[69] Infra cit.
[70] Infra cit.
[71] α Dnipro, 12 agosto 1831 – Ω Londra, 8 maggio 1891.
- Von Hahn, Blaváckij, Eléna Petróvna, La Dottrina Segreta, in Blavatsky Esoterica – I Misteri Occulti Svelati, La Viandante Independently published, 2025 – ISBN 979-8288943515. Libro gentilmente prestatomi da mio zio R.R.
- Von Hahn, Blaváckij, Eléna Petróvna, Isis Unveiled (L'Iside svelata), Traduzione di Mario Monti, Armenia Editore, Vol. 1 et Vol. 2, Milano: 1984. Copie libere entrambi i volumi, che ho scaricato il 18/12/2025 rispettivamente da:
https://www.famigliafideus.com/wp-content/uploads/2023/10/ISIDE-SVELATA-VOL.1- H.P.Blavatsky.pdf
https://www.universofilosofico.org/wp-content/uploads/2018/01/ISIDE-SVELATA-VOL.2-H.P.Blavatsky.pdf
[72] Le stanze di Dzyan. Il libro antecedente la nascita della Terra - ISBN: 9788869376887.
[73] α Llandudno, 6 dicembre 1890 – Ω Londra, 8 gennaio 1946.
α Llandudno, 6 dicembre 1890 – Ω Londra (medesimo luogo di Madame Blaváckij, cit.), 8 gennaio 1946.
[74] I segreti di Taverner, dottore dell'occulto - ISBN: 9788899863401. Il dottor Taverner, lo Sherlock Holmes dell'occulto, gestisce una clinica psichiatrica per malattie mentali molto particolari.
[75] Firth, Violet Mary, detta Dion Fortune, La Cabala Mistica, Astrolabio, Roma: MCMLXXIII, ISBN 8834004582.
[76] α Treviri, 5 maggio 1818 – Ω Londra, 14 marzo 1883.
[77] α Ales OR, 22 gennaio 1891 – Ω Roma, 27 aprile 1937.
[78] α Pescasseroli, 25 febbraio 1866 – Ω Napoli, 20 novembre 1952.
[79] Marx, Karl ed Engels, Friedrich, Il manifesto del Partito Comunista, Londra: 21/02/1948 – Testo scaricato in data 1 dicembre 2025 e consultato dal sito https://www.centrogramsci.it/, come edito dal Centro Gramsci di Educazione.
[80] Quante, Michael, Studi sulla filosofia di Karl Marx curato da Pietro Garofalo, Hoepli, Milano: 11/2018 - ISBN: 9788891779212.
[81] Il materialismo storico è l'applicazione del materialismo dialettico alla storia umana, spiegando come i rapporti socio-economici (struttura) determinino la sovrastruttura (cultura, politica, idee), mentre il materialismo dialettico è la filosofia di base, che vede il mondo in movimento e contraddizione (tesi-antitesi-sintesi) e afferma che la materia (economia) è primaria rispetto allo spirito, portando alla lotta di classe e alla rivoluzione per cambiare il mondo, non solo interpretarlo. Su:
Scanni, Francesco, Materialismo e dialettica. Il pensiero marxista e la critica all'idealismo, Pandora Rivista, 28 Ottobre 2014 - https://www.pandorarivista.it/articoli/materialismo-e-dialettica-il-pensiero-marxista-e-la-critica-allidealismo/2/#:~:text=Per%20la%20filosofia%20dialettica%20non,mondo%20che%20il%20pensiero%20umano.
[82] Di Bello, Anna, Marx e Gramsci: Filologia, filosofia e politica allo specchio, Quaderni Dip. filos.-pol.Ist.univ.orient., Vol. 41 - Formato Kindle – Liguori Editore, Napoli: 1 gennaio 2011 – ISBN: 9788820754044.
[83] Gramsci, Antonio, I Quaderni. A proposito di questi scritti, come ho potuto apprendere durante una mia vacanza in Sardegna in un villaggio campeggio presso Ghilarza, in occasione della mia visita in Corso Umberto 57, presso la Casa Museo Gramsci, i Quaderni - recuperati dopo la morte di Gramsci e portati a Mosca - furono pubblicati dall'Editore Giulio Einaudi, organizzati e rivisti da Felice Platone sotto la guida di Palmiro Togliatti, in una prima edizione tra il 1948 e il 1951.
[84] Lo storicismo assoluto indica che tutta la realtà è spirito e si realizza interamente nella storia, identificando la realtà con la storia stessa.
[85] Croce, Benedetto, La storia come pensiero e come azione, Passerino Editore, Formato Kindle, Gaeta, https://leggi.amazon.it/?asin=B0D38V7B2G&_encoding=UTF8&ref=dbs_p_ebk_r00_pbcb_rnvc00
[86] Croce, Benedetto, La storia come pensiero e come azione, cit.
E anche: Croce, Benedetto, Saggio sullo Hegel, Bibliopolis Edizioni di Filosofia e Scienze, Napoli: 2006 - ISBN: 9788870884579.
Per Croce, Hegel costituì il punto di arrivo della grande filosofia tedesca, l'unica dalla quale valesse la pena di prendere le mosse. Era stato Hegel, a suo giudizio, ad aver promosso «il culto del pensiero storico», che lo stesso Croce aveva voluto «lasciar scorrere» in sé stesso.
[87] Polistena, Giuseppe, in Diacronia - Appunti per una ontologia del tempo, Mimesis, Milano: 2016, ISBN 8857533271. L'ho reperito in Sistema Bibliotecario di Milano, Biblioteca Sormani.
[88] La dialettica è un processo logico filosofico diverso dalla logica formale che, attraverso il confronto tra idee opposte (tesi e antitesi), mira a raggiungere una comprensione più profonda o una verità più elevata (sintesi) in un processo mentale che ha tutte le caratteristiche della liminalità, come metodo per indagare la realtà e superare le contraddizioni nel pensiero (con le diacroniche diversità: da Platone a Kant a Hegel).
[89] α Alessandria, Egitto, 8 febbraio 1888 - Ω Milano, 1 giugno 1970.
[90] Un poeta ermetico come il caposcuola Ungaretti usa una poesia scabra e concentrata per far emergere verità interiori, scavando nella condizione umana universale attraverso un linguaggio apparentemente semplice ma densissimo di senso. Il termine viene riferito principalmente a Ermete Trismegisto, infra cit., e una poesia "chiusa", oscura e difficile da decifrare. Letto, tra altre fonti, l' 08/12/2025 anche su Liberiamo – Authoriality S.r.l., Treviso: 2025 - https://libreriamo.it/poesie/ermetismo-movimento-poesia-novecento/
[91] Laboratorio col sostegno del Ministero della Cultura, della SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori), della Fondazione Friuli e del Comune di Udine.
[92] Consigliamo: https://www.youtube.com/watch?v=dn787xLDzRM, filmato da me visto il 12/12/2025, che è un percorso laboratoriale sperimentale su "Limes Limen", degli studenti dell'ISIS A. Maligna nidi Udine
[93] Ungaretti, Giuseppe, Milano: 1968; un'opera che ha impegnato in realtà tutta la sua vita e gli è valsa il premio "M'illumino d'immenso" per le traduzioni letterarie.
[94] La serie è visibile in streaming dal sito di RaiPlay.
[95] α Varsavia, Polonia, 27 giugno 1941 - Ω Varsavia, 13 marzo 1996
[96] Leone d'oro a Krzysztof Kieślowski e Migliore interpretazione femminile a Juliette Binoche, alla Mostra del cinema di Venezia del 1993.
Ho potuto vedere il film il 23/11/2025, accedendo a: https://it.chili.com/content/tre-colori-film-blu-1993/b33134c2-cdab-418e-b1cd-bf097c29ff6b - GRUPPO CHILI.
[97] Vedi anche Giannotti, Antonio, Tre Colori – Film Blu di Krzysztof Kieślowski, A.P.S. Spaziotempo, Bari Giannotti Scuola Spaziotempo, Bari: 12/03/2021 – Letto il 14/12/2025 su https://www.scuolaspaziotempo.it/viaggio-nella-luna/tre-colori-film-blu/
[98] Bolognese, Fotografa, cineasta d'animazione e disegnatrice. https://www.annaciammitti.com/limen-limes/#:~:text=Una%20linea%20sottile%20o%20un,E%20poi%20oltrepassare.
Per una sua opera fotografica vedi infra.
[99] α Bari 1996, detta Kyoto.Cantautrice, batterista e performer. Il suo sound unisce industrial, post-punk ed elettronica scura con spoken music e testi cantautorali. Attiva dal 2020, ha portato la sua musica su palchi prestigiosi. Associazione Musicultura, Recanati: 2025,
https://www.musicultura.it/https://www.musicultura.it/audizioni-live-2025/kyoto/
[100] https://www.youtube.com/channel/UC921fvvr9NE11LX9zuvtGVA - Kyoto è il progetto musicale di Roberta Russo.
[101] La sua caduta avvenne il 9 novembre 1989.
[102] Disciplina nata in Francia a partire dalla metà degli anni '90 del secolo scorso. Consiste nell'abilità di compiere un percorso partendo da un punto A e arrivando a un punto B, superando qualsiasi genere di ostacolo in maniera veloce ed efficiente.
[103] Sul punto così come espresso, consiglio la lettura del seguente libro:
Firth, Violet Mary, detta Dion Fortune, Psicologa, scrittrice, esoterista - La Cabala Mistica, Astrolabio, Cit.
Roma: MCMLXXIII, ISBN 8834004582. Libro regalatomi da mio zio R.R.
α Llandudno, 6 dicembre 1890 – Ω Londra (medesimo luogo di Madame Blaváckij, cit.), 8 gennaio 1946.
[104] Dalla traduzione dall'antica versione greca ed ebraica, di Sofronio Eusebio Girolamo realizzata alla fine del IV secolo.
Il nome è dovuto alla dicitura latina vulgata editio, cioè "edizione per il popolo", che richiama sia l'ampia diffusione che ottenne sia lo stile non eccessivamente raffinato e retorico, più alla portata del popolo (volgo). Trattasi della versione ufficialmente riconosciuta durante il Concilio di Trento (1545-1563) e ulteriormente revisionata dal Concilio Vaticano II (1962-1965): la Vulgata ha rappresentato la traduzione canonica della Bibbia per l'intera Chiesa cattolica.
Per la successiva stesura della Tesi, si è voluto risalire alla fonte originaria dell'antica versione greca ed ebraica, per le giustificazioni che seguiranno.
(da "Srutatio", Martedi, 2 dicembre 2025 - scrutatio.it/bibbia/lettura/la/vulgata).
[105] Il primo a teorizzare il Big Bang fu Georges Lemaître nel 1931, basandosi sulle soluzioni della relatività generale di Albert Einstein (che ebbe però a definirla come una teoria abominevole per poi ricredersi totalmente) e calcolando l'espansione dell'universo, poi nota come legge di Hubble-Lemaître. Il termine "Big Bang" fu coniato da Fred Hoyle nel 1949.
[106] Divertimento prodotto congetturando dalla lettura di Firth, Violet Mary, detta Dion Fotune, La Cabala Mistica, Astrolabio, (Cit.).
[107] "Così sotto, come sopra" - Trimegisto, Ermete, "Par. 1". In Tavola Smeraldina, nel testo latino originale di Crisogono Polidoro (1498-1552), Norimberga: 1541.
L'autore citato è, in realtà, una figura mitica e il suo nome è anche il nome greco del dio egizio della saggezza e della scrittura, Thoth. Il verso citato – in italiano "come sopra così sotto" – si riferisce all'uguaglianza di cielo e terra, di macrocosmo e microcosmo.
[108] Blavatsky, Helena Petrovna,In La dottrina segreta – Edizione di studio, Milano: Edizioni Teosofiche Italiane, 04/2009 (cit.). In tale libro l'autrice riprende la citazione.
L'assioma ermetico nella nota precedente è un principio sostenuto anche, appunto, dalla Teosofia di Madame Blaváckij (più volte cit.) e dalla New Age, vasto movimento subculturale (così definito da Filoramo, Giovanni, in Le vie del sacro: modernità e religione, Pagina 89, Einaudi, Torino: 1994, ISBN 9788806133504), che comprende numerose correnti psicologiche, sociali e spirituali alternative sorte alla fine del XX secolo nel mondo occidentale (Vd. Introvigne, Massimo, New Age, con la direzione di Pierluigi Zoccatelli su https://cesnur.com/ ).
[109] Polytropos (polùtropo), dal greco polýtropos, significa letteralmente "che si volge da molte parti" o "dai molti giri", ma è soprattutto l'epiteto omerico di Ulisse, che indica un ingegno versatile, multiforme, astuto, scaltro, capace di adattarsi a ogni situazione, proprio come l'immagine di chi si volge in diverse direzioni per trovare soluzioni, simile all'intelligenza pratica e mutevole di un polipo, che si adatta e cambia forma. Come spiegatomi da zio R.R.
[110] La Questione Omerica è il lungo dibattito filologico e storico sull'esistenza di Omero e sulla paternità delle opere Iliade e Odissea, interrogandosi se siano frutto di un unico autore, di autori diversi, o un'aggregazione di canti orali tramandati nel tempo prima di essere messi per iscritto.
Da: Nebbia, Polo, su https://www.youtube.com/watch?v=4uTY7UPqwM8 – Da me consultato il 24/12/2025.
[111] α Andes, 15 ottobre 70 a.C. - Ω Brindisi, 21 settembre 19 a.C. Come in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Roma, consultata in data 11/12/2025.
[112] L'interpretazione successiva di Dante cristallizza Virgilio come "maestro del Limbo", figura che sta al confine tra luce e ombra, tra la sapienza classica e la rivelazione cristiana, incarnando un limen esistenziale e spirituale.
[113] Libro V, vv. 85-224, Caffaro, Umberto Odissea, cit.: su Ogigia, l'isola della ninfa Calipso, Odisseo è un naufrago prigioniero felice e infelice allo stesso tempo: amato e viziato dalla ninfa che gli offre immortalità, ma tormentato dal desiderio di tornare a casa, a Itaca, dalla moglie Penelope e dal figlio Telemaco, piangendo sulla riva, seduto su un promontorio, desiderando ardentemente la sua patria.
[114] Marcorè, Neri,La notte degli eroi, Fondazione Cicolo dei Lettori, Regione Piemonte, Verbania: 28/11/2020. Consultato il 12/12/2025 su https://www.festivaldelclassico.it/la-notte-degli-eroi/
[115] Manzoni, Alessandro, I promessi sposi, Edizione integrale, SIQ Editore, Torrazza Piemonte: ristampa 2025, Cit.
[116] α Milano, 7 marzo 1785 – Ω Milano, 22 maggio 1873.
[117] Traduzione di Giuseppe Ungaretti, Cit. A proposito di limen, le sue apparizioni all'inizio di ogni puntata RAI 1969 dell'Odissea, rappresentarono un ponte tra la tradizione letteraria del poema omerico e la sua trasposizione televisiva - chrome-extension://efaidnbmnnnibpcajpcglclefindmkaj/https://www.approdoletterario.teche.rai.it/Download.aspx?data=1968%7C2T%7CII%7C6%7C000%7CA
[118] Battaglino, Giovanna, L'Odissea e il tempo: su diacronia e sincronia, Volume curato dal Prof. Gennaro Luongo, Giannini Editore, Napoli: 2016 – ISBN: ISBN 13: 978-88-7431-810-0.
[119] Vero nome Giovanni Francesco Luteri, 1486 ca. - 1542
[120] Dosso Dossi – Una delle 7 tele rimaste (su 10) che costituiscono Il Fregio di Enea – Ferrara: tra il 1518 e il 1520 - Ricomposto da varie collezioni in occasione della mostra Galleria Borgese tenutasi dal 04 /04 all'11/06/2023 – Su:
https://galleriaborghese.beniculturali.it/dosso-dossi-il-fregio-di-enea/#:~:text=Il%20fregio%2C%20depurato%20dall'autore,degli%20artisti%20stranieri%20sull'Italia.
[120] Spiegazione supra cit. nella sezione di questo lavoro: Ulisse.
[121] Mondani, Francesca, L'Eneide di Virgilio: trama, analisi e personaggi, Su:Virgilio ScuolaItalia on line - Assago: 19/05/2025 – https://sapere.virgilio.it/scuola/superiori/letteratura-storia-filosofia/letteratura-greca-latina/eneide-virgilio#:~:text=La%20struttura%20narrativa%20dell'Eneide%20%C3%A8%20rigorosamente%20simmetrica:,fondatore%2C%20passando%20attraverso%20prove%2C%20perdite%20e%20rivelazioni.
[123] In questo senso, Il viaggio di Enea nella letteratura contemporanea: Cartagine, a cura di Filomena Giannotti dell'Università di Siena Dipartimento di filologia e critica delle letterature antiche e moderne, Associazione Rotta di Enea, Roma: Marzo 2021. Espone le visioni di Giuseppe Ungaretti, Cori descrittivi degli stati d'animo di Didone (1950, 1954); Anna Achmatova, Didone parla (1962); Iosif Brodskij, Didone e Enea (1970); Roberto Mussapi, Accanto al fiume oscuro (1992); Louise Glück, La Regina di Cartagine (1999); Maurizio Bettini, Homo sum: Essere "umani" nel mondo antico (2019).
[124] Del Dongo, Fabrizio, Figura di Enea nell'Eneide di Virgilio come evidenziato, Skuola.net, Torino: 07/02/2016 – https://www.skuola.net/forum/utente/pollastrini-paolo
Mondani Francesca, Enea: l'eroe del destino, Virgilio ScuolaItalia on line - Assago: 28/04/2025 – https://sapere.virgilio.it/scuola/superiori/letteratura-storia-filosofia/letteratura-greca-latina/personaggi-eneide-protagonisti-figure-divine#:~:text=Enea%20%C3%A8%20il%20protagonista%20assoluto,rispetto%20per%20la%20legge%20divina.
[125] Spunti che abbiamo tratto dagli Autori sottoindicati, la cui mole di lavoro non può essere qui meglio approfondita per la sua vastità:
- La Penna, Antonio, L'impossibile giustificazione della storia. Un'interpretazione di Virgilio. Laterza, Roma/Bari: 2005 – ISBN: 9788842076392.
- Niklas Holzberg, Virgilio. Der Dichter und sein Werk – Virgilio, Il Poeta e la sua opera, 2006. Edizione italiana a cura di Camillo Neri), Bologna: Il Mulino, 2008 - ISBN 9788815120397.
- Review byGiampiero Scafoglio, Naples. Su:
https://bmcr.brynmawr.edu/2008/2008.09.60/#:~:text=La%20Penna%20scorge%20in%20Virgilio,%2C%20nel%20contempo%2C%20pi%C3%B9%20completo.
[126] α Annecy 13 settembre 1900– Ω La Seyne-sur-Mer 20 settembre.
[127] Boyancé, Pierre,La religione di Virgilio, Victrix Edizioni, Forlì: 30/11/2018 - ISBN: 9788831966061.
Sostiene anche che in Virgilio si trova espressa la religiosità romana, che deriva dalla profonda coscienza di un religioso esemplare, capace di cantare tutta la profondità spirituale che la religione di Roma presenta, nonostante i tentativi di occultarne la sua vera essenza. La chiara rappresentazione dell'importanza assoluta del Deos seqvi, apre una precisa finestra sul cuore dell'eroe religioso, Enea. In ogni istante egli cerca l'obbedienza al Fato, nei pensieri, nelle parole e nelle azioni, egli è colui che mostra quale deve essere la condotta del vero religioso romano, compie tutti i riti generali, ma la pietà autentica è ben altro. Enea è un perfetto capo religioso, conosce alla perfezione la scienza del rituale, sa offrire agli Dei quando conviene, esegue alla perfezione i diversi riti, ma erra profondamente chi crede che questa "pietà rituale" non abbia nulla di interiore, di spirituale e mistico, chi crede che questa modalità religiosa si limiti ai gesti che essa deve svolgere e alle parole che deve pronunciare.
[128] Il ruolo di Virgilio nella religiosità dantesca: Guida della ragione - Precursore del cristianesimo: Dante vede la civiltà classica e Virgilio stesso come un'anticipazione della verità cristiana, un cammino di preparazione alla luce di Cristo, fondendo il paganesimo e il cristianesimo in una visione unitaria.
Modello morale e letterario: Oltre che guida, Virgilio è un modello di umanità e di poesia, capace di confortare Dante ma anche di rimproverarlo quando si smarrisce, riportandolo sulla retta via verso la salvezza.
In sintesi, Virgilio è il mezzo attraverso cui Dante esplora la dimensione morale e la necessità del peccato e della redenzione, mostrando come la saggezza pagana, pur illuminante, sia solo il primo passo verso la vera comprensione divina, che richiede la fede e la grazia.
[129] Mondani, Francesca (Docente L2),Le tre guide di Dante: Virgilio, Beatrice e San Bernardo, Virgilio Sapere, 27/04/2025 - https://sapere.virgilio.it/scuola/superiori/letteratura-storia-filosofia/letteratura-del-trecento/tre-guide-dante-virgilio-beatrice-san-bernardo#:~:text=L'opera%20di%20Dante%20si,alla%20visione%20estatica%20di%20Dio.
[130] Sapegno, Natalino, a cura di, La divina Commedia, La Nuova Italia Editrice, Firenze 1956.
[131] Epistole a Lucilio, 49.6
[132] Ioli, Roberta, Confine, limite, soglia, Zanichelli, Aula di Lettere, Bologna: 14/09/2016
(Zanichelli editore S.p.A. opera con sistema qualità certificato CertiCarGraf n. 477 secondo la norma UNI EN ISO 9001:2015)
[133] α Glasgow, 28 maggio 1920 – Ω 18 dicembre 1983.
[134] Campbell, Joseph, L'eroe dai mille volti – Franca Piazza (Traduttore), Lindau, Torino: 18 febbraio 2016 - ISBN: 9788867084524
[135] Cit.
[136] Cit.
[137] Come Victor Turner ha evidenziato nei sui studi Antropologia, liminalità, letteratura, Editrice Marcelliana, Brescia: 2 dicembre 2022 – ISBN: 9788837236564
[138] Turner, Victor, Il processo rituale. Struttura e antistruttura, Editrice Morcelliana, Brescia: 2023 – ISBN9788837237905.
[139] Turner, Victor, Antropologia, liminalità, letteratura, Editrice Morcelliana, Brescia: 2022 – ISBN 9788837236564. Volumi questo e il precedente in nota, che ho reperiti in Sistema Bibliotecario di Milano, Biblioteca Sormani.
[140] Questa nostra affermazione è giustificata ricordando in primo luogo che la Riforma operata nel nella scuola dal filosofo neoidealista e Ministro dell'Istruzione Giovanni Gentile durante il Governo fascista (1923) – seppure allora, e anche poi in epoca repubblicana italiana, di netto sapore elitario per tentare la formazione di una più preparata classe dirigente – era focalizzata sulla centralità della letteratura umanistica classica, della filosofia e della letteratura italiana, anche con l'introduzione dello studio de I Promessi Sposi come uno strumento educativo completo nei licei, che offrisse chiavi di lettura per la storia, la lingua e la vita stessa. Ma, in secondo luogo, un simile approccio ha determinato nel tempo la propagazione del Romanzo ad un vastissimo pubblico di massa extra liceale ed extra elitario, anche con l'ausilio dei mezzi di comunicazione come la televisione, che ha dato luogo a ben tre sceneggiati RAI di grande successo a puntate. Gli sceneggiati citai sono quello del 1967 diretto da Sandro Bolchi (con Nino Castelnuovo e Paola Pitagora) e i più recenti del 1989 (con Feodor Chaliapin Jr., Katherine Webr, e altri) e del 1990 (con Alessandro Gassmann e Asia Argento). Per non parlare delle edizioni televisive satiriche, ma ben congegnate, del Quartetto Cetra prima e del Trio Lopez-Marchesini-Solenghi successivamente.
[141] In Valsassina, cit. nel Romanzo, e a Bellano.
[142] Cinelli, Gianluca. Etica e filosofia della storia di Alessandro Manzoni, cit.
[143] Mucilli, Mirko, La peste del 1630 a Milano raccontata da Manzoni, Sito web "Fatti per la Storia", 08/04/2020 – Da me consultato il 22/12/2025, su:
https://www.fattiperlastoria.it/peste-milano-1630-manzoni/#:~:text=La%20peste%20di%20Milano%20del,romanzo%20%22I%20promessi%20sposi%22.&text=%E2%80%9CLa%20peste%20che%20il%20tribunale,pestilenza%20si%20sofferma%20lo%20scrittore?
[144] Prosperi, Adriano - Viola Paolo, Storia moderna e contemporanea. I. Dalla peste nera alla guerra dei Trent'anni, Piccola Biblioteca Einaudi, Torino: - ISBN 9788806154721 – Da mia copia in formato kindle.
[145] Prime righe del capitolo XXIX, pag. 320 della cit. copia a mie mani.
[145] α Le Roncole di Busseto, 10 ottobre 1813 – Ω Milano, 27 gennaio 1901
[148] Riferimenti e riflessioni dal testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Messa da Requiem - Guida all'ascolto, I. Dubbio e terrore: i significati di un requiem laico, Roma, Auditorium Parco della Musica, 28 novembre 2019, letto il 18/12/2025 su https://www.flaminioonline.it/Guide/Verdi/Verdi-Requiem75.html
[149] Confini di ieri, confini di oggi, News Rizzoli Education, Milano: 2025. Letto il 14/12/2025 su https://www.rizzolieducation.it/news/confini-di-ieri-confini-di-oggi/?pdf=92287#:~:text=IL%20CONFINE%20COME%20LINEA%20DI,usi%20e%20i%20costumi%2C%20le%20idee.
[150] La soglia tra veglia e sonno, sogno e realtà, razionale e irrazionale, è un tema caro a poeti come Baudelaire (il "viaggio nell'ignoto") e i Simbolisti Mallarmé e Baudelaire, che esplorano il "viaggio interiore" verso l'ignoto, la "soglia" del mistero.
[151] Assistiamo al tramonto delle certezze illuministe e la ricerca di nuove forme espressive e spirituali.
[152] "Valorizzare la cultura del limes": questa è una delle sollecitazioni di Horciani, Ferhat e Zolo, Danilo, Mediterraneo. Un dialogo fra le due sponde, Editoriale Jouvence del Gruppo Mimesis, Milano Sesto San Giovanni: 1° settembre 2005 – ISBN 9788878013940. Copia del libro di mia proprietà.
[153] α Valdicastello, 27 luglio 1835 – Ω Bologna, 16 febbraio 1907
[154] α Pescara, 12 marzo 1863 – Ω Gardone Riviera, 1º marzo 1938
[155] α Milano, 1º marzo 1898 – Ω Milano, 15 giugno 1980.
Fu molto noto per essere tra i maggiori esponenti del chiarismo lombardo. La luminosità e la delicatezza cromatica caratterizzano i suoi dipinti, prevalentemente paesaggi (da https://it.wikipedia.org/wiki/Umberto_Lilloni), certamente non in quello qui riprodotto, in considerazione del particolare contenuto letterario e simbolico.
[156] Momigliano, Attilio, L'Innominato, Formiggini, Genova: 1913. – Edizione E-book, 1a edizione elettronica del: 28 febbraio 2023, con licenza specificata al seguente indirizzo Internet:
www.liberliber.it/online/opere/libri/licenze - Copia in mio possesso, scaricata il 17/12/2025.
[157] Alberti, Paolo, "L'Innominato" di Attilio Momigliano, o.n.l.u.s. Liber Liber, Roma: 28 Febbraio 2023. Letto il 17/12/2025 su https://liberliber.it/linnominato-di-attilio-momigliano/
[158] Opera pubblicata per la prima volta nel 1822. Ne ho copia Kindle.
[159] Ode scritta nel 1821 in occasione della morte di Napoleone Bonaparte. In essa intreccia storia e fede, offrendo un ritratto intenso della fragilità umana dalla "gloria" al passaggio alla quiete eterna.
[160] Dal punto di vista diacronico, si può citare, a proposito della Strada come percorso simbolico difficile e tremendo per la mente, anche At 22, 6-11 (secondo la CEI), dove San Paolo (Saulo) racconta il suo incontro miracoloso con Gesù sulla via di Damasco, descrivendo [i simbolismi de] la luce accecante e la voce divina che lo indirizza verso la città, rimanendo cieco e venendo guidato dai suoi compagni.
[161] Vd.: La denuncia sociale nei Promessi Sposi, letto il 17/12/2025 su: Skuola.net, Torino: 2024. https://www.skuola.net/manzoni/promessi-sposi/manzoni-giustizia.html#:~:text=Il%20tema%20della%20giustizia%20nei%20Promessi%20Sposi,-Nei%20primi%20sei&text=Nell'Italia%20del%20600%2C%20sotto,piccole%20sfumature%20in%20ogni%20capitolo.
[162] Italia on line, La Divina Provvidenza in Manzoni e nei Promessi Sposi, Assago: 27 Novembre 2024. Letto il 17/12/2025 su:
https://sapere.virgilio.it/scuola/superiori/letteratura-storia-filosofia/letteratura-ottocento/divina-provvidenza-manzoni#:~:text=Il%20tema%20della%20Provvidenza%20si,si%20realizza%20in%20modi%20inaspettati.
[163] La Divina Provvidenza in Manzoni e nei Promessi Sposi, Mondani, Francesca, Cit.,La Divina Provvidenza in Manzoni e nei Promessi Sposi, Virgilio ScuolaItalia on line - Italiaonline S.p.A, Assago: 27 Novembre 2024 –
https://sapere.virgilio.it/scuola/superiori/letteratura-storia-filosofia/letteratura-ottocento/divina-provvidenza-manzoni#:~:text=Cos'%C3%A8%20la%20Divina%20Provvidenza%20per%20Manzoni,-Per%20Alessandro%20Manzoni&text=Secondo%20l'autore%2C%20Dio%20non,la%20redenzione%20e%20la%20salvezza.
[164] Manzoni, Alessandro, Il 5 Maggio vv. 61/66, Milano: 1821
[165] Dumpert, Jennifer, I sogni liminali. Esplorare la coscienza ai confini del sonno, tradotto da Ilaria Dal Brun, Edizioni Il Punto d'Incontro, Vicenza: 22 ottobre 2020 - ISBN: 978-8868207151. Letto il 18 - 20/12/2025 su Amazon, Formato Kindle:
https://www.amazon.it/kindle-dbs/hz/subscribe/ku?ref=dbs_p_ebk_r00_pbcb_diupu0&passThroughAsin=B09L59BH9K
[166] Bordignon Antonia,Hayez, pittore storico nella Milano di Manzoni e Verdi. Una mostra da vedere e da sentire – Su: Il Sole 24 Ore, Milano: 12 aprile 2011 - https://st.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-04-11/hayez-pittore-storico-milano-132021.shtml#:~:text=Francesco%20Hayez%20(1791%2D1882)%20e%20Alessandro%20Manzoni%20(1785%2D1873),scritti%20di%20Manzoni%2C%20come%20*Carmagnola*%20e%20*I
[167] α Venezia, 10 febbraio 1791 – Ω Milano, 12 febbraio 1882.
[168] Mazzocca, Fernando, Francesco Hayez, Editore Silvana, Cinisello Balsamo: 5 novembre 2015 - ISBN: 9788836632343
[169] Momigliano, Attilio, L'Innominato, Formiggini, Genova: 1913, Cit.
[170] Skuol.net, Il Conte del Sagrato, Skuola.net, Torino: 2024. Letto il 17/12/2025 su:
https://www.skuola.net/manzoni/personaggi-promessi-sposi/conversione-innominato.html#:~:text=Cesare%20Angelini%20ha%20suggestivamente%20visto,dal%20punto%20di%20vista%20teologico.
[171] α Delia, 29 novembre 1892 – Ω Marina di Pietrasanta, 14 agosto 1961.
Tornando nuovamente a riferirci ai fini della comprensione della diffusione anche popolare del Romanzo, alla Riforma Gentile, Cit., Russo aderì con entusiasmo a tale riforma scolastica e, a partire dal 1923, come libero docente, divenne incaricato di lingua e letteratura italiana al magistero di Firenze, sotto l'egida gentiliana (Da Cit. Vocabolario Treccani, Fondazione Treccani, Roma).
[172] α Borgo San Lorenzo, 10 settembre 1912 – Ω Roma, 5 novembre 2002), critico letterario e scrittore italiano. Ha pubblicato numerosi saggi critici sulla nostra letteratura e ha insegnato nelle Università di Bari, Perugia e Roma. Per la Newton Compton ha curato anche, con Marta Savini, le edizioni dell'Iliade e dell'Odissea.
[173] Russo, Luigi, Personaggi dei Promessi sposi, Laterza, Roma: 1° gennaio 1996 – ISBN: 9788842000068 – Copia del libro di mia proprietà.
[174] I promessi sposi e Storia della colonna infame, a cura di Ferruccio Ulivi con un rigoroso corredo di note, che permettono la piena comprensione dei molteplici livelli e aspetti della narrazione, nel volume I promessi sposi - Storia della colonna infame - Inni sacri - Odi civili, scritto assieme a Pietro Gibellini per Gli Inni sacri e Odi civili e Arnaldo Colasanti per l'introduzione generale, Newton Compton Editori, Roma: 11 luglio 2013 - ISBN: 9788854155213 – Copia del libro è di mia proprietà .
[175] α Milano, 25 settembre 1929 – Ω Luino, 28 aprile 2000; Giurista, notaio, scacchista di fama e scrittore.
[176] Lilloni, Luciano, I dialoghi del castello d'Aten – Seneca Edizioni, Torino: 1° marzo 2009 - ISBN:978-8861221369 – copia del libro edito postumo è di mia proprietà.
Venne letto dialogando tra amici dell'autore nel corso di una riunione – come mi venne spiegato da un mio zio – presenti, tra gli altri, alcuni Professori dell'Università dell'Insubria e dell'Università di Pavia.

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